PROGRAMMA PER LA CITTA’ DI LECCE

(ELEZIONI AMMINISTRATIVE, 11 GIUGNO 2017)

 

Premessa

 

Lecce Bene Comune (LBC) è un’associazione politico-culturale nata nel 2012, per presentare alle elezioni amministrative di allora una lista composta da rappresentanti della sinistra radicale e della cittadinanza attiva.

Alle primarie del centro-sinistra LBC candidò come sindaco Carlo Salvemini, che fu sconfitto da Loredana Capone, candidata del Partito Democratico, la quale ebbe in seguito un pessimo risultato nello scontro con Paolo Perrone, il peggiore della storia del centro-sinistra leccese.

La lista di LBC ebbe comunque un discreto successo, conquistando due seggi in Consiglio Comunale. Ma nelle stagioni successive, l’associazione ha avuto una deludente vita democratica, diventando progressivamente veicolo di uno spiccato protagonismo di Salvemini. Più volte è stato chiesto, con insistenza da rappresentanti del Coordinamento di LBC, di procedere secondo statuto dell’associazione, ma queste sollecitazioni sono sempre state ignorate, compresa l’esigenza di dare vita a un autentico tesseramento, che avrebbe poi consentito una partecipazione certa e ordinata democraticamente da parte dei soci.

Alla fine del 2015 Salvemini e altri cinque soci fondatori, a lui vicini, sono usciti da LBC e i consiglieri Salvemini e Citraro hanno abbandonato l’omonimo gruppo consiliare approdando al gruppo misto.

Da allora, la storia di Lecce Bene Comune è ripartita.

Con tutte le difficoltà del caso e privi del leader che aveva dato vita all’iniziale processo associativo, abbiamo comunque scelto di andare avanti, realizzando le iniziative che erano mancate nel triennio precedente.

Abbiamo cominciato a tenere dei verbali delle riunioni, a intraprendere un tesseramento sociale; abbiamo inaugurato uno spazio sociale aperto a tutti (“Macelleria sociale”, in via Siracusa 110, nella zona 167 B), che utilizziamo in modo pressoché quotidiano; abbiamo dato vita a campagne come quella su Carmelo Bene e creato l’Università di strada, una modalità di presentazione del lavoro intellettuale che è stata apprezzata dalla cittadinanza e dalla stampa locale e nazionale, replicata con l’ironica dicitura di Università di spiaggia nei mesi estivi.

Abbiamo dato il maggior contributo possibile alla campagna per il referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016, e il No nel Salento ha avuto un ottimo risultato anche grazie al nostro attivismo.

Nella vicenda del gasdotto Tap siamo a fianco del Comitato No Tap e siamo attivi su molte altre vertenze territoriali, lavorando alla costruzione e all’aggiornamento costante di una mappa dei bisogni della città e del territorio, con il contributo del territorio stesso.

In occasione di questa campagna elettorale, abbiamo visto crescere la simpatia e la partecipazione alla nostra vicenda.

Si sono aggiunte nuove energie e nuovi compagni e compagne di strada. Nell’insieme, siamo un gruppo di cittadini consapevoli, attivi nel volontariato e nella produzione culturale. Siamo un collettivo competente e aggiornato, senza preclusioni che non siano quelle dell’antifascismo scritto nella nostra Costituzione.

Ci battiamo per una città giusta, e siamo fieri della nostra scelta di schierarci in campo combattendo i nuovi volti di un centro-destra indebolito dall’esibizionismo di Perrone ma non intenzionato a mollare la presa sulla città. Vogliamo anche marcare la differenza da chi, come il PD, pratica a livello nazionale politiche sbagliate e anti-popolari e a livello locale è sempre meno distinguibile dal blocco del potere tradizionale.

Il nostro candidato sindaco è una persona che tutti noi conosciamo e stimiamo, Luca Ruberti: è in LBC fin dal principio ed ha promosso la svolta operativa e politica degli ultimi due anni.

Questo è il suo e il nostro programma per la città.   

Beni comuni

 

Analisi

I beni comuni sono i beni e i servizi, entità materiali e immateriali (acqua, territorio, spazi, cultura, artigianato, turismo ecc.) che sostengono l’esercizio dei diritti fondamentali e lo sviluppo delle persone e della società. Anche la città è un bene comune. Lo spazio della città deve essere lo spazio della convivenza civile e dello sviluppo di tutta la cittadinanza. Lecce non riesce, oggi, a difendersi e a difendere i propri cittadini. Nessuna delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi vent’anni ha mai messo al centro della propria attenzione la costruzione di una città giusta, in grado di prendersi cura delle persone più deboli e di garantire a tutti un livello adeguato di benessere. L’attuale situazione amministrativa risulta sfilacciata e singhiozzante, con interventi isolati e scollegati tra loro. Sono sfuggiti di mano i pilastri essenziali della vita urbana e, così, la città che incanta i turisti è divenuta sempre meno ospitale per i propri cittadini.

Proposta

Lecce Bene Comune propone l’istituzione dell’Assessorato al Diritto della Città/Beni Comuni. Con tale proposta si intende formalizzare il capovolgimento radicale di cui Lecce Bene Comune si fa portavoce: partire dai bisogni dei più deboli e di chi ha subito le conseguenze più evidenti degli squilibri economici ed ambientali, tramite l’attivazione del “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini ed amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, così come proposto nel Comune di Vernole e nel Capoluogo di Regione. In Puglia, 13 comuni lo hanno già attivato o lo stanno attivando, Lecce compresa. Lo scopo è quello di avviare le forme di partecipazione attiva dei cittadini con modalità trasparenti e sistematiche, partecipative e deliberative.

Si rileva la necessità di dotarsi di una Mappa dei Beni comuni, pertanto, si propone di attivare un laboratorio/osservatorio dei Beni Comuni reali e potenziali, per aumentare il grado di consapevolezza dei beni comuni urbani materiali, immateriali e digitali, evidenziando criticità e punti di forza.

Occorrerà individuare esempi e pratiche già in atto in realtà analoghe, come negli altri centri urbani provinciali, regionali e nazionali, prevedendo interscambi di ricerca e di studio a livello universitario e scolastico di vario grado.

In attuazione del referendum popolare del 2011 sull’Acqua Bene Comune, ad oggi ancora disatteso, proponiamo l’inserimento, anche nello Statuto comunale leccese, dello stesso articolo previsto già da altri comuni: “Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale di interesse generale. Il Comune di Lecce, in attuazione della Costituzione e in armonia con i principi comunitari, […] promuove la realizzazione di tale specifica missione non attraverso i privati e le regole della concorrenza, bensì attraverso la gestione del servizio idrico integrato effettuata da un soggetto di diritto pubblico”. Lecce Bene Comune, inoltre, eserciterà tutta la pressione possibile sulla Regione Puglia, al fine di accelerare sulla ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese e garantire che il relativo tavolo tecnico sia realmente aperto alla partecipazione della cittadinanza dell’intero territorio regionale, attraverso sedute pubbliche da tenersi, quantomeno, nelle città capoluogo di provincia.

Mobilità

Analisi

Lecce è una città ufficialmente di 95.000 abitanti, ma la sua reale consistenza “urbana” è data dalla conurbazione di almeno altri sei comuni, (Cavallino, S. Cesario, Lequile, S. Pietro in Lama, Surbo e Merine) e frazioni interposte, che determina un agglomerato di circa 150.000 residenti. A questi occorre aggiungere coloro che raggiungono giornalmente la città per lavoro e studio, oltre naturalmente agli studenti universitari fuorisede.

Campi Sal.na, Novoli, Carmiano, Monteroni, Arnesano, Trepuzzi, Squinzano Lizzanello costituiscono, poi, la cintura immediatamente esterna (tutti comuni situati tra 5/6 e 12 km dal “cuore” del capoluogo), che pure, in alcuni casi, sono centri connessi strettamente con la città (Università – Monteroni) e che configurano, invece, un “area vasta” di circa 235.000* abitanti. Uno studio propedeutico al piano traffico, della fine degli anni ’90, parlava di un carico umano “aggiuntivo” giornaliero che portava, tra residenti ed utenti (i cd. “city users”), alla compresenza diurna, nella nostra città, di circa 200.000 persone.

L’Italia ha un tasso di motorizzazione (numero di auto ogni 100 abitanti) pari a 62, mentre il tasso medio continentale è circa 48. Il tasso della città di Lecce è 67, superiore anche a quello medio del gruppo di capoluoghi di dimensioni simili (61)**: questa differenza si traduce in 5000 auto in più. Ma non è solo il numero delle auto possedute dai leccesi a spaventare, anche il tasso di uso dell’auto è spaventoso: quasi 3 spostamenti su 4 vengono effettuati con auto privata.

SGM SpA è la società mista, pubblico-privata, che si occupa di gestire il trasporto pubblico urbano e la sosta tariffata ed è partecipata al 51% dal Comune di Lecce e, per il restante 49%, da soci privati (40% IGECO Srl e 9% F.lli BERTANI SpA).

L’opera simbolo delle politiche di questi venti anni di governo del centrodestra leccese, relativamente al trasporto pubblico, è senza dubbio il filobus. Il filobus è costato 22.000.000 di euro, con tale somma avremmo potuto acquistare 150 autobus con i quali avremmo avuto un trasporto pubblico degno di Stoccolma e le auto sarebbero potute rimanere oltre la tangenziale. Attualmente, invece, il trasporto pubblico consta di 3 linee di filobus per 12 mezzi, che viaggiano vuoti per la maggior parte del tempo e 14 linee di autobus (di cui 2 extraurbane per il mare), per 35 mezzi circolanti con bassissima frequenza, compresa tra i 30 e i 45 minuti. La rete ciclabile è monca, non entra in relazione con la città, non si integra con il resto della rete, e le piste sono come “fiumi carsici” che si perdono dopo poche decine di metri.

Lecce ha un’area centrale, un luogo nevralgico diviso in due realtà distinte: il centro storico, la “Lecce cartolina” che negli anni è andata sempre più caratterizzandosi esclusivamente come il luogo del turismo e dello svago, espellendo l’artigianato e mortificando arte e cultura, un’area che vive di sera e di notte; l’area attorno a Piazza Mazzini (delimitata dalle vie Cavallotti, I. Adriano, 95° Rgt. Fanteria e Imbriani) che, diversamente, è il distretto commerciale e finanziario, un’area direzionale che vive soprattutto di mattina e comincia a svuotarsi nel tardo pomeriggio. Fra l’una e l’altra vi è una zona rilevantissima, vera e propria cerniera urbanistica tra le due realtà, compresa tra i Viali Cavallotti e XXV Luglio, in cui si trovano grandi emergenze architettoniche: Castello di Carlo V, Teatro Apollo, Istituto C. Battisti, Teatro Politeama, il palazzo dell’ex Banco di Napoli, la villa comunale. In questa zona sono previsti alcuni interventi di “restyling” dell’arredo urbano, pedonalizzazioni, nonché le risistemazioni dell’area ex-Enel ed ex-caserma Massa.

Sull’area ex Massa occorre spendere qualche parola in più. Le amministrazioni che hanno governato la città, a partire da quella che vide Sindaco Stefano Salvemini per finire a quella di Paolo Perrone, hanno progettato la creazione in quel punto di un centro commerciale e di un parcheggio di 450 posti che si tradurrà inevitabilmente in un potente attrattore di traffico, che convoglierà e concentrerà auto da ogni dove verso la zona San Lazzaro, che oggi rappresenta ancora una delle zone più armoniche da un punto di vista urbanistico. Un grande parcheggio in una zona così vicina al centro storico e in un’area così pregevole come San Lazzaro, cozza con le concezioni più avanzate sulla mobilità che suggeriscono invece di realizzare parcheggi all’esterno e non nel cuore dell’area urbana.

Le aree pedonali sono, allo stato attuale, quasi inesistenti. Il centro storico, semi-pedonalizzato, continua ad essere percorso dalle auto e su piazza Mazzini si sono registrati, negli anni, solo alcuni annunci e niente più. Le associazioni della cittadinanza attiva, dopo avere prodotto un dossier alla cui stesura Lecce Bene Comune ha dato un significativo contributo, hanno lanciato un referendum cittadino, dal quale l’Amministrazione ha dimostrato distacco e insofferenza. L’amministrazione uscente, in sostanza, si è fatta garante che nel centro storico non avvenisse alcun cambiamento in tema di mobilità.

Proposta

Lecce ha bisogno di un sistema di trasporto pubblico efficiente che oggi non c’è. Lecce Bene Comune è per un potenziamento del mezzo pubblico che realmente determini una diminuzione del traffico privato incidendo sulla qualità della vita di tutti. Questo significa creare una efficiente rete di trasporto pubblico intercomunale tra le periferie ed il centro della città; per intenderci autobus che arrivino, oltre che al quartiere Stadio o Castromediano anche ai comuni di Monteroni, S. Cesario, Surbo, Cavallino, Merine con una frequenza di 15 minuti, almeno nelle ore di punta. È necessario dunque estendere l’orizzonte di intervento e lavorare alla costruzione di un sistema urbano leccese e di un consorzio con i comuni confinanti, con cui di fatto realizziamo dinamiche da area metropolitana spontanea.

Ad una SGM non più partecipata ma totalmente pubblica, trasparente ed efficiente va assegnato il compito, a partire dalla fine del 2018, di tradurre in pratica le nuove politiche della mobilità dell’intero sistema urbano leccese. In particolare, la proposta di Lecce Bene Comune è quella di razionalizzare le attuali linee, integrandole con la filovia tramite:

 

  1. riduzione delle linee da 14 ad 8 (6+2 marine) per aumentare le frequenze;
  2. riorganizzazione della rete semplificando i percorsi in direttrici rettilinee (o quasi) esterno-centro, lungo i principali assi di penetrazione in città;
  3. privilegiare in questa prima fase almeno le 3 direttrici da nord, sud ed est portando il trasporto urbano fino a Surbo (nord) e Cavallino (Sud) e potenziando il collegamento con il quartiere Stadio;
  4. prolungare il filobus/autobus Ecotekne fino a Monteroni (mancano pochi metri).
  5. prevedere la progressiva sostituzione delle vetture con autobus a metano, magari di piccola taglia, che possano penetrare nelle aree più centrali della città.
  6. favorire la realizzazione di parcheggi di intercambio, anche in silos, nelle aree commerciali nord (Surbo), sud (Cavallino).

Per le migliaia di universitari che vivono a Lecce, per offrire un servizio dignitoso e contemporaneamente disincentivarli all’uso dell’auto privata, occorre prevedere il pagamento di un abbonamento ai mezzi pubblici incluso direttamente nella tassa di iscrizione all’Università, cosa che avviene già in altre città universitarie. Chi volesse muoversi con l’auto privata si ritroverebbe, quindi, a pagare due volte lo stesso servizio.

Al Foro Boario deve nascere urgentemente un parcheggio multipiano che funga da parcheggio di interscambio per la direttrice nord e nella zona sud deve realizzarsi una analoga struttura (in zona Cicolella). Anche il parcheggio Ex Enel va finalmente attivato, con i suoi 750 posti auto, per chiudere viale XXV Luglio attivando la rotatoria già presente adiacente alla Villa Comunale.

Occorrerà anche ricondurre la circonvallazione degli anni ’60, che oggi si configura come una “autostrada urbana” a 6 corsie, ad una strada urbana, riducendo le velocità, consentendo l’attraversamento pedonale in sicurezza e proteggendo la corsia preferenziale in modo più incisivo. Va ripensato anche il Viale dell’Università, intervento forte sulla città in un’area ancora non risolta.

Occorre inoltre una seria campagna di comunicazione e promozione dell’uso degli autobus ed anche fornire più informazioni agli utenti (mappe ad ogni fermata, sito interattivo, ecc.).

Si dovranno creare Consulte di quartiere per la sicurezza stradale e la mobilità dolce. Dobbiamo ripartire dall’educazione della cultura della strada, grazie alla prevenzione e al protagonismo diffuso. Nelle città italiane si registra il 43% delle vittime della strada, contro una media europea del 34%, che in molti paesi scende anche sotto il 25%: le città italiane sono più insicure. Il 42% dei morti in città è un pedone o un ciclista: per migliorare la sicurezza stradale occorre partire dai centri urbani e intervenire prima di tutto proteggendo l’utenza debole. 7.000 morti e oltre 200.000 feriti in dieci anni: sono i dati impietosi sulle tragedie che coinvolgono i pedoni. Il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni.

Andranno completate le piste ciclabili previste e progettate di nuove. Esistono, poi, buone pratiche, adottate da altri comuni, che potrebbero garantire sostanziali incentivi all’utilizzo della bicicletta. Una di queste è il bike to work: come fa il Comune di Massarosa, Lecce potrebbe predisporre un bando per selezionare qualche centinaio di lavoratori che si impegnino ad andare in bici al lavoro, premiandoli con 25 cent a km. I pochi fondi necessari si recuperano dai proventi delle multe.

Per quanto riguarda l’ex caserma Massa, l’amministrazione uscente sta provando in tutti i modi a forzare lo scempio prima che si chiuda la legislatura, ma se quell’area dovesse sopravvivere a questo assalto Lecce Bene Comune azzererà quei progetti scellerati per realizzare un parco archeologico urbano a verde, a disposizione di residenti e turisti. E’ necessario un ripensamento generale di questa importante area cittadina, per il quale Lecce Bene Comune propone un Piano di Marketing Urbano per la riqualificazione dell’area che raccordi tutti i diversi progetti, in corso, imminenti e possibili. Il piano proposto dovrà attuare un approccio multidisciplinare ed innovativo che, coniugando professionalità differenti (sociologia, urbanistica, economia), individui le azioni da mettere in atto per aumentare il flusso dei frequentatori del centro, migliorare la qualità e la quantità delle relazioni tra il centro ed i suoi fruitori, migliorare l’immagine e la vivibilità complessiva dell’area. Il piano interverrà su quegli elementi che determinano il valore di un’area urbana: attrattività, accessibilità, qualità ambientale e densità morale (quantità e qualità di relazioni sociali). Nell’obiettivo di recuperare nel migliore dei modi per il centro cittadino la sua naturale vocazione di motore delle attività economiche, sociali e culturali della città.

Incrementare razionalmente le aree pedonali in un processo graduale che avanzi per parti successive che si aggregano all’esistente. Proponiamo:

  1. rispetto delle aree pedonali esistenti in modo sostanziale e non solo tributario , poiché sembra quasi che le aree pedonali siano seminascoste agli utenti per poter incentivare il gettito da multa;
  2. finalizzare la nuova rotatoria della villa per riaprire al traffico in senso inverso la corsia interna di V.le Cavallotti, creando così un asse viario a scala urbana di attraversamento del centro in direzione nord-sud lungo i viali De Pietro, Cavallotti e Lo Re/Otranto a servizio delle nuove pedonalizzazioni;
  3. pedonalizzazione di via XXV Luglio, via A. Costa e dei lati Coin e galleria di piazza Mazzini, in modo da ampliare l’esistente area pedonale creando un percorso pedonale unico sull’asse da Porta Rudiae, attraverso via Trinchese, fino alla galleria di piazza Mazzini e, soprattutto, a creare un “unicum” indistinto e protetto tra la villa comunale (finalmente liberata dalla recinzione), il Castello di Carlo V e le altre emergenze con il centro storico.

In questo modo si amplierebbe notevolmente la zona pedonale (vera) e si aprirebbe la via alle successive pedonalizzazioni dell’area intorno a Piazza Mazzini.

Obiettivo finale: la pedonalizzazione completa di tutta l’area compresa tra via 95mo Reggimento Fanteria, via Braccio Martello e via Cesare Battisti, il cuore commerciale della città.

Lavorando sulla intermodalità e sulla riduzione del carico veicolare nell’area urbana, in prospettiva di lungo termine (entro 10 anni), con vari step ed un cronoprogramma condiviso, l’intera città entro la circonvallazione degli anni ’60 potrebbe divenire “zona a traffico limitato”.

Come misura attuabile sin da subito, invece, occorre individuare attorno alle piazze principali della città nuova, sia all’interno che all’esterno della circonvallazione, le cosiddette “zone 30km/h”, a protezione della mobilità ciclopedonale di quartiere. Ciò potrebbe essere realizzato subito in zona Salesiani, San Lazzaro, Piazza Partigiani-Settelacquare, Piazza Ariosto.

Vanno inoltre previsti dei percorsi urbani pedonali continui e protetti che, senza ostacoli, interruzioni, salti di quota, barriere architettoniche, consentano di facilitare coloro che scelgono di attraversare a piedi la nostra città da parte a parte.

Va valorizzato il giardino di Parco Corvaglia e inserito il parco di Belloluogo in una area universitaria pedonalizzata nei pressi del Cimitero. Tutta l’area antistante il Cimitero va ripensata e va immaginato un unicum pedonale tra i plessi Studium 2000, Buon Pastore, Tabacchi, vero polo universitario in città.

Parchi urbani

Analisi

Lecce ha un bisogno disperato di spazi verdi pubblici, per il gioco dei bambini, per le attività sportive per nuovi spazi di relazione sociale, per il recupero delle periferie. È una vera e propria emergenza di questa città. il più grande parco storico esistente in città, Villa Reale (4 ettari, circa il doppio della villa comunale), per di più a ridosso del centro, è riservato ad un uso esclusivamente privato. Qualcosa di molto simile rischia di avvenire anche per il parco dell’ex sanatorio “A. Galateo”, un bene pubblico che la Regione Puglia ha deciso di regalare alla rendita privata con la beffa del parco, che verrà riqualificato con fondi pubblici ma lasciato alla pertinenza dell’albergo che si propone di realizzare.

Proposta

Rispetto ai parchi cittadini, questa è la nostra ipotesi di lavoro:

  1. liberare la Villa Comunale dalla recinzione, allargarla alle vie Costa e XXV Luglio (da chiudere) ed inserirla in uno spazio verde pedonalizzato che riconnetta la Prefettura con il Teatro Apollo e Politeama;
  2. attivarsi per una migliore manutenzione e gestione dei nuovi parchi esistenti quali il Parco dello Stadio (traxroad) e Belloluogo;
  3. accelerare la ultimazione, per quanto possibile, del parco delle cave di Marco Vito e la cosiddetta “foresta urbana” annessa;
  4. recuperare ad uso totalmente pubblico il parco dell’ex Ospedale Galateo;
  5. il campo scuola delle Truppe Meccanizzate, di proprietà militare, rappresenta un polmone di verde sportivo che deve essere recuperato e ricongiunto con l’attiguo campo C.O.N.I., creando così un grande centro sportivo e parco a servizio dei cittadini;
  6. sistemazione a parco unico dell’area delle Mura Urbiche, dell’ex Carlo Pranzo e circolo tennis (sul quale è necessario un ripensamento della convenzione che preveda l’uso pubblico della struttura).
  7. concordare con la proprietà una ipotesi di apertura, anche parziale, alla città di considerevoli spazi verdi privati centrali: parco delle Marcelline, parco dei monaci di Fulgenzio e lo splendido parco di Villa Reale. Si potrebbe partire subito, in via sperimentale, con una apertura nei fine settimana con un servizio di sorveglianza da parte dei Vigili Nonni, già in forza presso il Comune;
  8. l’area ex Massa, la piccola area a verde di circa 700 mq dove verranno messi in evidenza gli scavi (area strappata alla cementificazione grazie alla strenua battaglia dei cittadini del Comitato Ex Massa), dovrà essere raccordata con le aree attorno al castello e la zona San Lazzaro con percorsi pedonali protetti;
  9. un nuovo albero per ogni neonato. Responsabilizzare le future generazioni dedicando spazi vitali concreti, di cui, col tempo prendersi cura.

Casa

Analisi

Per quanto riguarda la situazione abitativa, in Italia circa l’80% della popolazione è proprietaria della casa e questo assunto negli ultimi anni ha determinato il quasi completo abbandono di una politica di edilizia popolare, portando a disinteressarsi di quel 20% che un alloggio deve pagarselo. Probabilmente le percentuali leccesi non si discostano dalla media nazionale, certamente non in meglio.

Proposta

La questione abitativa è uno dei grandi temi della vita di una città, a tutte le latitudini. Lecce Bene Comune propone tre riflessioni legate alla realtà leccese:

  1. una città non può dirsi civile se permette ad alcuni individui di non avere un posto dove mangiare e dormire; serve una struttura pubblica che possa fungere da casa parcheggio temporanea per i casi più disperati,  recuperando uno dei tanti immobili di proprietà comunale oggi abbandonati;
  2. contenere la speculazione immobiliare sulla pelle degli studenti fuori-sede; prima di tutto attivando una efficiente rete di controllo sulle condizioni degli alloggi ceduti in fitto agli studenti e poi pensando ad una convenzione tra Comune e proprietari immobiliari o simili perché risulti conveniente cedere immobili sani a prezzo equo e calmierare il mercato dei fitti universitari;
  3. Creare un piano di Social Housing per una maggiore accessibilità alla casa.

Il social housing prevede finanziamenti statali per la casa, legiferazione regionale ed attuazione comunale. In Italia siamo un po’ in ritardo rispetto ad altri paesi europei (Inghilterra, Olanda), ma cominciamo anche noi e già ci sono alcune esperienze, ed anche in Puglia (Grottaglie). In un quadro di leggi e  finanziamenti nazionali,  è data ai Comuni la possibilità di avviare programmi di social housing che si pongono tra la tradizionale attività dello IACP-ARCA e l’iniziativa privata, dove le amministrazioni comunali divengono arbitro di un processo virtuoso per la costruzione di edilizia di qualità destinata al mercato degli affitti.  L’obiettivo è quello di fornire alloggi di qualità ad un basso costo (a Lecce sarebbe tra 300 e 400 € per esempio) proprio a quella fascia sociale che non è così povera da accedere alle graduatorie popolari, né così ricca da permettersi l’acquisto di una casa o mutui bancari o affitti troppo elevati.

Si tratta di interloquire con pezzi della società civile e delle sue iniziative di aggregazione sociale, cooperativa e imprenditoriale creando le condizioni per l’iniziativa privata in campo sociale tramite:

  1. abbattimento del costo dell’area edificabile (gratuita o semigratuita);
  2. prestiti concessi dagli enti agli operatori a tasso zero;
  3. abbattimento dell’Iva e delle tassazioni per gli operatori;
  4. corsia preferenziale per le necessarie autorizzazioni per abbattere i tempi di costruzione;
  5. avviare processi costruttivi certificati e rispettosi dell’ambiente puntando all’implementazione di protocolli di prodotto e di progetto, come ITACA, strumento di valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici.

A Lecce, a tutt’oggi, non si ha alcuna notizia di iniziative del genere.

Cultura

Analisi

Lecce è una città d’arte, vocazione condivisa da diverse e importanti città italiane ed europee. Non è un merito particolare vivere in un luogo con una storia antichissima e contenente vestigia di ogni civiltà cresciuta nel Mediterraneo. Da qualche anno, sulla spinta di un turismo nazionale e internazionale, Lecce ha iniziato un percorso di valorizzazione dei propri beni culturali che ha finito, nell’arco di circa un ventennio, per predisporre al consumo culturale e turistico esclusivamente il centro storico “barocco”. Di Lecce si parla come di una bella città, perché chi la visita si ferma nei pressi di Piazza Sant’Oronzo e del Duomo, luoghi che garantiscono un’iniezione di arte e bellezza in uno spazio molto circoscritto e piacevole.

Riconoscere i vantaggi di un turismo destagionalizzato ben orchestrato è giusto, ma è altrettanto giusto dare un peso anche diverso alla cultura: la cultura per noi è anche altro, e altro sono i beni culturali.

La città per noi è un unico organismo vivente e la cultura la sua dotazione mentale. La cultura è come una rete pulsante, fatta di buoni comportamenti, sane abitudini, coscienza storica, amore per l’arte, fame di innovazione, collante antropologico, apprendimento permanente.

Questa miscela vitale ha bisogno di spazi e di luoghi di espressione, di produzione e di consumo. Fare di Lecce una città di cultura significa soddisfare una domanda di spazi che proviene da gruppi e associazioni e, contemporaneamente, risolvere con una progettazione rapida e adeguata il buco di gestione che il centrodestra leccese ha procurato ai luoghi di cultura e spettacolo, mancando di studiare un trasparente e lungimirante piano della direzione artistica, necessaria in presenza di teatri (o altri spazi) già inaugurati.

Solo un paio d’anni fa Lecce non è riuscita nell’impresa di vedersi candidata come Capitale europea della cultura. Nell’ultima votazione, quella decisiva, non ha avuto nemmeno un voto. Quel risultato è la mesta fotografia dello stato della cultura a Lecce: finora la politica l’ha usata come richiamo, astenendosi dal predisporre una strategia.

Proposta

La nostra strategia prevede estrema attenzione ai beni comuni e, quindi, riteniamo che da qui si debba partire. Non dalla suddivisione geografica della città, ma da una mappatura di bisogni estesa a tutti i quartieri. Il Comune promuove la cultura come bene comune e propone alle associazioni e ai singoli di prendersi cura di spazi che possano innalzare in pochi mesi la qualità della vita di quanti, a Lecce, già dimostrano di gradire le offerte culturali e auspicano una sempre maggiore sprovincializzazione. Centri di studio, di ricerca, biblioteche, scuole, università, conservatori, accademie, sale associative, circoli ricreativi, cinema, teatri, librerie: il primo passo è la cucitura delle relazioni vitali tra quanti vorranno collaborare nella messa a punto di una rete della cultura leccese.

Per noi cultura e scienza devono viaggiare nella stessa direzione, e grande attenzione sarà prestata alle iniziative che intendano avvicinare i cittadini alla scienza e alle sue rappresentazioni attraverso l’arte e lo spettacolo.

Serve un luogo autentico dove il Comune possa dialogare con le associazioni culturali nel loro complesso, dove discutere le direttrici strategiche e formulare abbozzi di piani che saranno poi definiti e perfezionati dalla burocrazia municipale e poi presentati ai media e ai cittadini. Una consulta di questo tipo dovrà riunirsi annualmente, prima della predisposizione del Piano Cultura dell’anno successivo.

Attrarre studenti a Lecce non è solo un compito dell’ateneo cittadino, ma dell’intera città. Gli studenti sono giovani e non hanno pregiudizi sulla nostra terra: se, oltre a un’estate frenetica, sapranno trovare qui la giusta sensibilità per le loro proposte e per le loro iniziative, si fermeranno e cercheranno di trasferire il know-how universitario al tessuto economico locale.

 

Ambiente

Analisi

Più o meno consapevolmente, le ultime amministrazioni della città, aspirante capitale di Cultura, hanno mostrato disinteresse quando non avversione al tema ambientale in città e nel territorio circostante, segno che non è stato compreso non tanto il ruolo della politica quanto il bisogno di cittadini e visitatori di godere di un ambiente più salubre e naturale possibile. Alcuni scenari di questa gestione scellerata sono stati viale Università, parco Corvaglia, piazza Palio, piazza Partigiani, il parco di Belloluogo, che ancora aspetta una bonifica, e piazza Mazzini (dove insieme alle associazioni stiamo cercando di impedire il taglio indiscriminato dei pini); in tutta la zona urbana comunque si riscontra scarsità o mancata tutela di spazi verdi, soprattutto nelle periferie, mentre appena fuori, in campagna, vigono il degrado, le discariche, i roghi incontrollati. Se esiste un po’ di verde e ossigeno in città è grazie al numero e all’estensione di giardini privati e scolastici ma questo non toglie a chi amministra il compito di tenere in buono stato il verde pubblico, accrescerlo e spingere i cittadini a prendersene cura.

Si osservi che in mancanza di una Consulta e di un Regolamento per il verde è stato ancora più semplice prendere decisioni sgradite per la città: in tal modo sono i cittadini a dover rincorrere gli amministratori e ogni conquista si configura come una gentile concessione dell’assessore e dell’ufficio di turno. A fronte di questo, oggi, si intende realizzare un parco nel luogo esteticamente meno adatto ossia a ridosso delle mura, togliendo così visiblità alle stesse, si parla di un fantomatico parco delle marine (forse da realizzare con i fondi della Città rurale ma tempi e modalità sono ignoti) e si vuole approvare un piano urbanistico senza il preventivo piano di assetto idrogeologico: di certo l’attenzione per il cemento supera l’attenzione al verde e al paesaggio.

Per completare il quadro l’amministrazione leccese non ha saputo rendere autonoma la città in tema di smaltimento dei rifiuti preferendo occuparsi (con risultati deleteri) dell’evasione della Tari, e non ha affermato il ruolo di capoluogo quando serviva prendere posizione su temi di grande rilevanza ambientale come l’epidemia di Codiro, le trivelle, la Tap; anche da simili comportamenti è stata danneggiata l’immagine della città e del territorio, essendo chiari sintomi di passività e incapacità.

Proposta

Lecce Bene Comune pone in grande considerazione la tutela degli ecosistemi terrestri e marini, appartenenti al demanio comunale, e la conservazione ed ampliamento delle aree naturalistiche protette, con istituzione di nuove aree protette anche di tipo marino e palustre, gestite in collaborazione con associazioni ambientaliste e università.

Nella tutela ambientale rientra anche il paesaggio rurale: le campagne presenti sul suolo comunale devono essere adeguatamente curate e rivitalizzate, attraverso contratti di manutenzione tra Comune e proprietari o associazioni di coltivatori e volontari che ne assicurino pulizia e coltivazione; si deve procedere alla manutenzione straordinaria di aree verdi abbandonate in giornate organizzate con le associazioni; la sicurezza nelle campagne invece dev’essere garantita tramite controlli assidui della polizia munipale e forestale e di associazioni specializzate in sicurezza ambientale con le quali stringere protocolli d’intesa.

Contemporaneamente si deve consentire, di concerto con i privati, il ripristino e l’interconnessione delle masserie a scopo agrituristico e didattico e la messa in rete di coltivatori e studiosi per il recupero e la diffusione di varietà dimenticate, le cui sementi saranno custodite nelle masserie, futuri presidi di culture e colture. Nelle campagne di proprietà comunale è importante istituire degli orti sociali con cui favorire l’occupazione o la rioccupazione di cittadini di varia estrazione ed età, oltre che il recupero dei terreni incolti.

Per le piante disseccate a causa di Codiro il Comune provvederà al recupero dei tronchi o, per quelle ritenute più belle e maestose, alla loro salvaguardia con la creazione di parchi della memoria, come proposto dal Forum Ambiente, e favorirà nei terreni colpiti il reimpianto di specie similari in modo da impedire speculazioni.

Queste dovranno essere anche le linee guida dell’utilizzo dei fondi del progetto “Città rurale”, affinché i 18 milioni previsti possano creare bellezza e sviluppo nei decenni a venire, invece di disperdersi nell’orizzonte del lucro e del favore come è nell’abitudine delle recenti amministrazioni.

Nel territorio urbano è necessario tutelare e ampliare i pochi polmoni verdi esistenti provvedendo preliminarmente a bonificare le aree che sono fonte di rischio per la salute (come l’area ex Agip dove insiste lo Studium 2000 e lo stesso Belloluogo) provando a connetterli attraverso percorsi della salute.

Prioritaria è anche la riqualificazione del paesaggio urbano, in specie dove è più degradato, con un approccio organico e democratico, basato sul confronto e sulla consultazione. Per questo Lecce Bene Comune intende promuovere l’istituzione di una Consulta che raccolga le istanze dei cittadini più sensibili ai temi dell’ecologia (comitati, associazioni, consigli comunali dei ragazzi, scuole…) e che approvi un Regolamento per il Verde all’avanguardia, che preveda ad esempio la creazione di corridoi ecologici in città e di parchi periurbani multifunzionali lungo il tracciato della tangenziale, che potranno inglobare l’ospedale Fazzi e collegarsi alle marine, a Rauccio e alle Cesine.

Uno degli impegni della Consulta sarà la compilazione di una anagrafe delle piante situate in suolo pubblico e della loro salute, nella prospettiva di seguire una manutenzione costante, difenderle da eradicamenti indiscriminati (tra le vittime illustri gli alberi di viale Università, parco Corvaglia, piazza Palio e Partigiani e tra poco anche di piazza Mazzini) e permettere la loro adozione da parte dei cittadini.

LBC punta inoltre a condensare l’assessorato ai lavori pubblici e quello all’urbanistica in un unico assessorato all’edilizia sostenibile e al verde urbano, che ponga ogni scelta di trasformazione urbanistica in subordine alla salvaguardia dell’ambiente naturale e della salute dei viventi.

Ad esempio il Piano urbanistico generale dovrebbe essere successivo e vincolato all’approvazione del piano di assetto idrogeologico in modo da impedire che siano prosciugati o inquinati i corsi d’acqua superficiali e sotterranei o le falde, spesso salinizzate a causa degli emungimenti incontrollati.

Tale assessorato dovrà promuovere un’edilizia pubblica a impatto ambientale minimo e incentivi alla produzione di energia rinnovabile in ambito civile e industriale al fine di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, ed avviare la sperimentazione del teleriscaldamento nei quartieri ad alta densità di edifici termicamente svantaggiati attraverso piccoli impianti geotermici di zona, oppure attraverso fornaci dove bruciare legname e sfalci ottenuti da terreni comunali che il comune potrebbe eventualmente acquistare, incentivando la manutenzione delle campagne stesse; tali impianti sarebbero ubicati all’interno dei condomini o di costruzioni in disuso.

LBC intende promuovere iniziative per sensibilizzare sul tema dell’ecologia urbana attraverso lezioni ed eventi destinati alla cittadinanza e agli scolari in cui insegnare le pratiche virtuose e la gestione responsabile degli spazi verdi.

Si prevedono sgravi fiscali sia per gli istituti scolastici che si impegnano nella gestione del verde circostante educando le scolaresche alla manutenzione di aiuole e alla coltivazione di orti, sia per i cittadini che si prendano in carico la cura e la pulizia degli spazi pubblici circostanti.

Si prevede anche, come già accennato, di realizzare orti sociali nelle periferie e nelle campagne appartenenti al demanio comunale, i cui prodotti rigorosamente biologici saranno messi in vendita in appositi mercatini: essi avranno ricadute sulla occupazione, sul recupero sociale, sulla ricerca e la didattica e, non ultimo, sulla costruzione della comunità.

Riteniamo anche che la città debba uscire dalla fase emergenziale dello smaltimento dei rifiuti tramite realizzazione in loco degli impianti destinati al riutilizzo delle materie prime e al compostaggio dell’umido con l’obiettivo rifiuti zero; in questo senso le scuole dovranno dare l’esempio ai ragazzi fungendo da ecocentri di zona e ospitando aree ecologiche ed ecocompattatori (esiste già qualche esempio) dove i cittadini possano ottenere in cambio del conferimento piccoli sconti sulla Tari; in alcuni istituti si potranno allestire centri di riparazione di materiale elettrico o elettronico sulla falsariga dei cafè repair.

Non meno importante è il contrasto al fenomeno delle discariche a cielo aperto (spesso contenenti lastre di amianto), recentemente aggravato dall’improvvida eliminazione dei cassonetti; l’Amministrazione dovrà incentivare controlli, pene severe per i trasgressori e periodiche campagne di pulizia organizzate con l’aiuto dei cittadini, e dovrà prendere contromisure non oblique in tema di evasione.

Riguardo al problema delle emissioni inquinanti e delle polveri LBC si impegna per l’attuazione di strumenti normativi e tecnologici al fine di misurarle e minimizzarle su tutto il territorio cittadino, facendo in particolare rilevazioni a campione dell’inquinamento elettromagnetico (gli uscenti hanno deciso di installare oltre 40 ripetitori su scuole e palazzi della città) e della presenza di radon nelle abitazioni, anche coinvolgendo l’Università in progetti di lunga durata.

Sempre nell’interesse della salute pubblica LBC intende avviare una perlustrazione dei terreni e delle falde da bonificare sul territorio e si attiverà nel reperimento di fondi per le bonifiche, in attesa dei giusti risarcimenti; si prevedono anche analisi mensili della potabilità delle acque di falda e di rete e la rimessa in funzione delle fontanelle comunali.

LBC prediligerà infine uno sfruttamento razionale e trasparente dei fondi destinati alla riqualificazione e all’arredo urbano (sono in arrivo diversi milioni per galleria e piazza Mazzini), prediligendo opere e installazioni durature, utili e di minimo impatto sul contesto urbano.

Politiche di genere

Analisi

L’analisi non può che partire da alcune considerazioni sulle rivendicazioni emerse nel corso della giornata dell’8 marzo 2017. È stata una giornata particolarmente significativa perché è stata caratterizzata da una mobilitazione ancora più forte e perché ha introdotto nuove riflessioni sulle tematiche di genere. È un giorno speciale questo 8 marzo. È stato il giorno della lotta e della pace. Una protesta irenica e forte al tempo stesso. Un esercito pacifico di moderne Lisistrate, dalla commedia di Aristofane che narra dello sciopero dal talamo nuziale condotto dalle donne ateniesi alleatesi con le loro nemiche spartane per convincere gli uomini a deporre le armi. Più di 40 paesi hanno aderito alla rivendicazione. In una rivisitazione del grido femminista “l’utero è mio e lo gestisco io”, “ tremate tremate le streghe son tornate”, quell’urlo quest’anno è stato un sussurro, fermo e  determinato: “se le nostre vite non valgono noi ci fermiamo”. Il fermo di ogni attività produttiva e riproduttiva in una riunificazione ideale della figura femminile, attiva nel sociale, e in ambito familiare, produttiva in ambito economico e riproduttiva dell’essere umano. È un fermo sociale, economico, biologico, di cura che nelle sue diverse declinazioni pone delle domande. Chiede una rivoluzione culturale a cui la società patriarcale e costruita sul maschile, deve rispondere.

Proposta

Le risposte sono il campo d’azione e il fine di Lecce Bene Comune.

Il fermo produttivo, lo sciopero delle lavoratrici, richiede una proposta di:

  1. livellamento delle sperequazioni retributive uomo-donna;
  2. della repressione giuridica della pratica delle dimissioni in bianco;
  3. della frantumazione del soffitto di cristallo, la barriera non dichiarata posta dalle aziende verso la carriera femminile.

Al fermo della pratica di cura rispondiamo con la proposta:

  1. di asili comunali, in numero adeguato alle esigenze;
  2. di luoghi protetti e nello stesso tempo aperti a misura di bambino;
  3. servizi pubblici di assistenza agli anziani e politiche di valorizzazione e riconoscimento della terza età. Una risorsa, la maturità, da non ghettizzare nei centri per anziani ma integrare nel sociale e nella cultura, in un ideale legame di continuità e passaggio di valori e storia verso le nuove generazioni;
  4. servizi sociali impalcatura di una politica di incentivazione alle nascite, che favoriscano invece di impedire l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro.

Il fermo riproduttivo esprime il riconoscimento di dignità del corpo femminile. Non oggetto sessuale di cui si può disporre, abusare e violare. E la nostra risposta si traduce in:

  1. misure per debellare lo sfruttamento della prostituzione;
  2. potenziamento del centro antiviolenza cittadino, tramite anche l’istituzione di case rifugio per donne maltrattate;
  3. in regolamentazioni delle immagini pubblicitarie sessiste e degradanti costruite sul corpo-oggetto;
  4. nella garanzia di strutture sanitarie che possano consentire, nella sostanza, l’applicazione della L.194.

Politiche sociali

Analisi

La società vive un profondo distacco dalla politica e un’alienazione dal contesto.

In questo modo ci stiamo disabituando a prendere parte attivamente alla vita della comunità, al diritto di dissentire, alla possibilità di creare consapevolezza. Le dinamiche del neo-liberismo ci allontanano dalla realtà. Si intravede solo un futuro tecnologico, intere generazioni non sono messe nelle condizioni di esprimere visioni. Molti non attraversano consapevolmente la realtà. Lecce Bene Comune concepisce l’intervento politico come costruzione di situazioni, cioè di momenti di vita collettiva in cui, attraverso l’uso creativo di tutti i mezzi di espressione (musica, pittura, poesia, architettura, mezzi di comunicazione di massa, ecc.), possa realizzarsi una autentica e libera comunicazione tra le persone. La cultura è un elemento di cambiamento sociale. Il ruolo dell’artista, dell’intellettuale, del filosofo è quello di mettere in discussione le conoscenze e rafforzarci. Rimettiamo al centro della città il lavoro in ambiti, come quello artistico, intellettuale e filosofico, che attualmente vengono sottovalutati, quando non apertamente denigrati. Va rimessa in moto a Lecce l’abitudine al pensiero critico. L’artista, l’intellettuale, il filosofo dovrebbe poter sviluppare la propria visione in armonia coi cittadini e con gli amministratori, mettendo in discussione certezze pregresse e unendo estetica e giustizia. L’arte, la conversazione filosofica, la cultura, possono muovere il cittadino verso un cambiamento, trasformandosi in azione popolare. Solo in questo modo si immagina un futuro e si costruisce una visione. Bisogna sollecitare la comunità a esprimersi, assumersi responsabilità in prima persona, favorire l’attività politica, supportare le vertenze sociali. La cultura non è animazione o una serie di eventi, quello è mero divertissement, la cultura è un percorso che si crea assieme, cura delle cose e delle relazioni umane.

Come cambiare? Dal basso, con i piccoli gruppi di cambiamento sociale. I piccoli gruppi si possono permettere di agire come spacca-ghiacci, permettendo agli elementi di innovazione di creare rotture che rimettono in discussione meccanismi e pratiche ormai obsolete e superate. I cambiamenti mondiali si muovono grazie ai piccoli gruppi di ecologisti, animalisti, femministe. Bisogna anche ritrovare il senso originario del volontariato: lotta politica per i diritti e coesione sociale. Quel senso che il volontariato, travolto dall’onda delle enormi urgenze lasciate dall’assenza dello stato, ha perso di vista.

La povertà: 3 milioni di disoccupati, di quelli che lavorano 2 milioni e mezzo sono pagati con voucher da € 7,50. Il 13% delle donne vive in povertà (stretta dipendenza tra disagio economico e violenza domestica). È stato costruito un popolo di precari. Perché? Perché la povertà è un ricatto. Il ddl povertà non si occupa di quei precari, non si occupa delle donne, dà aiuti alla famiglia in un paese di separati e famiglie monoparentali e punta su un pericoloso criterio assistenzialistico. La povertà deve essere un momento critico da superare con l’aiuto della collettività, ognuno deve avere la possibilità di ricostruirsi e ricostruire un futuro.

Proposta

Il Mütterzentrum: un centro per le mamme. Un centro di maternità o Mütterzentrum, è un luogo di incontro in cui madri in difficoltà possono creare contatti, possono trovare sollievo e il confronto. Si tratta di un luogo di contenimento e rilancio dell’autonomia, ma anche per di consultazione, di istruzione e di formazione. Tutto è pensato e creato a misura di bambino/a.

Le biblioteche di quartiere: da non luogo a hub. La parrocchia, il sindacato, la piazza, la sede del partito hanno mutato la loro funzione, ma la biblioteca può subentrare nel loro ruolo originario. Un hub è un posto neutro, laico, libero da ideologie, un posto informale ove parlare di libri, arte e cultura. Un posto dove incontrarsi semplicemente per bere un caffè o parlare con qualcuno per un consiglio. Un posto dove i bambini in angoli adeguati ad accoglienti e possono leggere assieme ai genitori. La biblioteca come luogo di incontro e di studio, di discussione e aggregazione, un positivo controcanto ai «non luoghi» in cui ci si ritrova oggi.

Il dormitorio pubblico. Aprire una casa, un riparo notturno per rispondere alle esigenze di tante persone che vivono in strada e non hanno una rete a loro supporto. Garantire assistenza medica, legale, cibo e ascolto. Grazie al supporto del volontariato e alla mobilitazione dei cittadini sarebbe possibile la creazione di un servizio e di un percorso di reinserimento all’interno della comunità leccese.

Libertà dalla violenza e dalla schiavitù. Lecce Bene Comune mira a riaprire quei progetti e quei servizi, irresponsabilmente chiusi, che erano rivolti a persone vittime di tratta, violenza, sfruttamento sessuale e lavorativo, schiavitù e servitù, accattonaggio. Percorsi di emancipazione dalle situazioni di vulnerabilità, protezione sociale e sicurezza, finalizzati all’inclusione sociale e lavorativa delle persone in carico. Si tratta di percorsi che devono prevedere individuazione delle vittime, il pronto intervento sociale, la prima assistenza, l’ospitalità in case rifugio a indirizzo segreto, protezione sociale, regolarizzazione, orientamento, formazione, inserimento lavorativo. La grande maggioranza delle vittime è costituita da persone migranti presenti nei territori di Lecce, Brindisi e Taranto, pertanto, l’ambito d’intervento era sovra-provinciale.

Politiche giovanili

Analisi

Lecce Bene Comune crede sia opportuno, per poter creare un agire collettivo e partecipato, che un’Amministrazione Pubblica debba, prima di tutto, ascoltare, analizzare e studiare i bisogni e i disagi sociali della comunità in cui opera. Le amministrazioni leccesi sono state completamente assenti nei confronti dei problemi dell’adolescenza. Nel Piano Sociale di Zona si registra l’incremento degli adolescenti che si avvicinano all’uso di alcolici e/o sostanze stupefacenti e che entrano nel circuito penale. Non si registra alcun tipo di iniziativa di collaborazione, di una certa rilevanza, con gli operatori specializzati e con le agenzie educative presenti sul territorio.

Proposta

Lecce Bene Comune ritiene necessario istituire una Consulta, che si riunisca con ricorrenza quadrimestrale, insieme alle parti sociali interessate: i rappresentanti degli studenti degli istituti scolastici e delle Università, gli Istituti di formazione di ogni ordine e grado, le associazioni giovanili e la cittadinanza interessata, per redigere, attraverso una puntuale analisi dei bisogni, uno piano delle attività da attuare e valutarne, ad ogni incontro, il decorso ed i risultati.

Tra gli immobili di proprietà comunale c’è la volontà di individuarne uno da destinare, in via esclusiva, ad una fascia d’età compresa tra i 13 ed i 30 anni, per realizzare un contenitore che diventi contenuto, guardando con interesse alla formula dei “Mercati Centrali”,  esperienza già avviata in alcune città italiane (es. Mercato Centrale di Firenze, di Roma, di Bologna) e, ormai consolidata, in altre città europee (es. Mercado De Ribeira Lisbona). Un mercato innovativo che celebri la cultura di strada. Un luogo dove, cibo e cultura siano unite e valorizzate da un flusso continuo:

  1. uno spazio per tutti gli chef e gli imprenditori che non hanno la possibilità di investire grandi somme di denaro; per gli artisti, i musicisti, gli intellettuali e chiunque voglia partecipare  e contribuire a creare un nuovo modello di cultura giovanile, dal basso;
  2. un luogo di confronto e di diffusione dei saperi urbani, oltreché un luogo allestito per gli espositori dello street food, dove il minimo comune denominatore sia la cultura di strada, presentata attraverso uno strumento musicale, la lettura di un giornale, la creazione di un “pezzo” di street art o piuttosto per mezzo di un sandwich ricercato da gustare in compagnia.

A tal fine, il luogo dovrà avere:

  1. una redazione giornalistica,  per favorire  e promuovere la nascita e diffusione di un mensile online, frutto della collaborazione tra il Municipio di Lecce e i ragazzi impegnati nella gestione del prodotto relizzato, fucina per la formazione, dal basso, di percorsi professionali di comunicazione e informazione;
  2. una Web Radio che dia spazio e voce alle differenti comunità sul territorio, a partire dalla città;
  3. una biblioteca per bambini, co-gestita principalmente dai ragazzi – tra i 14 ai 18 anni – con particolare interesse alla sezione fumettistica;
  4. una biblioteca internazionale dove i migranti possano dialogare e scambiare le proprie conoscenze e competenze con il resto della comunità;
  5. una biblioteca comunale, aperta anche nelle ore serali ed il sabato;
  6. uno spazio espositivo per market culinario a Km 0;
  7. un luogo di attrazione anche per food trucks, con un’offerta gastronomica che vari dal panino genuino alla classica pizza.

Sarà necessario, inoltre, elaborare un Piano strategico con tutti i Dirigenti Scolastici ed il Rettore dell’Università, per rendere il contesto più aderente e dialogante alla realtà che vivono gli adolescenti, quindi al territorio. Questo permetterebbe, anche, di allineare il livello di formazione alle professionalità richieste dal territorio. Ad essere prima promotrice di tale strategia deve essere l’amministrazione comunale: con progetti finalizzati alla riqualificazione del BIL (Benessere Interno Lordo) della società.

Alcuni esempi di possibili inserimenti nei diversi Piani Formativi:

  1. Tecnico Agrario di Lecce: dovrebbero esserci approfondimenti ed aggiornamenti sulle sementi autoctone e le tecniche di coltivazioni più innovative; si dovrebbe approfondire ed offrire una formazione specifica sulla coltivazione del vino e la produzione dell’olio;
  2. Alberghiero: si dovrebbero approfondire e ricercare le nuove frontiere del turismo consapevole, avere coscienza e proporre sul territorio un incoming culturale puntuale;
  3. ad indirizzo tecnologico: innovazione della piattaforma Tecnologica;
  4. ad indirizzo turistico e Licei: promozione del territorio;
  5. Ad indirizzo socio-pedagogico: accoglienza ed integrazione della popolazione straniera;
  6. Socio-pedagogico e Licei: servizi alle famiglie.

Successivamente al conseguimento del titolo di studio, l’amministrazione comunale dovrebbe incentivare l’incontro tra domanda ed offerta sul territorio, coinvolgendo le associazioni di categoria su progetti pianificati, mettendo anche a disposizione un supporto amministrativo e gestionale per l’esercizio, per superare e arginare il clientelismo dilagante che, in queste aree, è spesso presente e diffuso, trasformando un DIRITTO in FAVORE.

Si evidenzia, infine, la necessità di introdurre l’educazione all’affettività e all’emotività nelle scuole, oltre che ad una costante sensibilizzazione ai diritti LGBTQI ed ai temi del bullismo e del cyberbullismo.

La città dello studente

Analisi

Da sempre lo studente è considerato dall’amministrazione locale un fenomeno marginale nel panorama cittadino. La borghesia leccese preferisce spesso mandare i propri figli a studiare in altre università italiane. Chi resta è obbligato a sviluppare grandi capacità di auto-organizzazione.

Molte volte la celebrazione del territorio nasconde le carenze reali, imputabili soltanto a chi avrebbe dovuto costruire servizi, garantire il diritto allo studio, promuovere lo sviluppo culturale e la crescita economica, creare lavoro e possibilità concrete per restare e migliorare la nostra terra.

Noi di Lecce Bene Comune pensiamo ad un territorio che non voglia soltanto sopravvivere, ma crescere. Consideriamo gli studenti, iscritti nelle nostre scuole e all’Università del Salento, la nostra ricchezza più grande. Pensiamo di dover offrire a chi nasce in questo territorio la possibilità reale di scegliere di vivere e studiare a Lecce. E pensiamo anche che, a determinate condizioni, questa possa essere una ottima scelta anche per chi nasce in altre regioni, e in altre nazioni.

Noi di Lecce Bene Comune crediamo che tocchi a chi amministra costruire il territorio, e perciò intendiamo invertire la rotta: vogliamo costruire la città dello studente.

Proposta

Per un welfare studentesco, per il diritto allo studio garantito a tutti, per la tutela dei genitori con figli, degli studenti lavoratori, per la valorizzazione delle Istituzioni scolastiche e della cultura in generale, per una Università del Salento radicata sul territorio, ma aperta al mondo, proponiamo la costruzione di una Città degli studenti.

Per gli studenti universitari:

  1. Un incentivo economico comunale per aumentare le iscrizioni all’Università del Salento: un bonus di 500 euro per aver scelto di studiare a Lecce.
  2. Realizzazione di Case dello studente e mense.
  3. Sconti sugli affitti regolari e controllati dal comune per gli studenti universitari, ma agevolazioni anche per i proprietari.
  4. Per chi studia in Università e ha figli: contributo fino ad un massimo di 600 euro, in base a numero di figli e reddito; mensa gratis per figli fino a 10 anni, dichiarando il numero dei figli al momento dell’iscrizione a scuola o università; 30 pasti gratis per studente con fogli presso le mense studentescche, come forma di benvenuto; un luogo nelle vicinanze dell’università in cui i bambini restano con personale specializzato, mentre la madre o il padre svolgono attività in università (atti burocratici, esami, ecc.). Si tratta di un servizio offerto dal comune ad un prezzo calmierato.

Per studenti medi e universitari:

  1. Biblioteche e spazi pubblici e mutualistici dedicati allo studio, aperti anche in ore serali e nei weekend
  2. Card comunale, che offra: salute (riduzioni su farmaci e visite specialistiche per tutti gli iscritti, ma regolate in base al reddito); convenzione con ASL locale; consulenza legale; consulenza psico-sociale; consulenza filosofica; accesso alle mense studentesche a costi bassissimi; riduzioni per chi si reca presso ristoratori convenzionati ed esercizi commerciali (bar, caffetterie, librerie, parrucchieri, negozi d’abbigliamento ecc.) In cambio gli esercizi commerciali che stipulano covenzioni otterranno agevolazioni
  3. Ticket gratuito per la cultura, durata semestrale, per l’accesso a prezzi ridottissimi ad un programma culturale ad hoc che prevede: prezzi agevolati presso esecizi commerciali che abbiano presentato un progetto culturale al Comune (librerie, caffè culturali, circoli, associazioni); percorso culturale a basso costo, presso esercizi convenzionati, per bambini figli di studenti immatricolati; tre giorni a settimana (tranne il weekend) entrata a costi ridotti nei cinema, teatri, conservatorio musicale, musei convenzionati; biglietti invenduti gratis tre volte a settimana (tranne il weekend) nei cinema, teatri, conservatorio musicale, musei convenzionati: poco prima dell’inizio dello spettacolo i biglietti invenduti vengono dati gratis o ad un prezzo sociale di 1/2 euro agli studenti.
  4. Trasporti: abbonamento integrato COTRAP (Consorzio Tarsporto Aziende Pugliesi) e Comune di Lecce: trasporti a basso costo in città, provincia, regione, con un Ticket semestrale per trasporto urbano ed extraurbano regionale, con agevolazioni per diversamente abili, e studenti Erasmus; possibilità di viaggiare in due con un solo biglietto nel weekend per chi possiede l’abbonamento semestrale.
  5. International Desk: uno sportello che offra assistenza ai richiedenti asilo che vogliano iscriversi presso scuole o università leccesi durante il periodo di transizione. Corsi di italiano presso scuole e università, assistenza legale e psicologica, cerca casa.
  6. Un piano estivo presso le marine per gli studenti di scuole e università leccesi, con convenzioni e sconti presso lidi, ristoranti ed esercizi commerciali.
  7. Costruire luoghi di partecipazione attiva alle decisioni.
  8. Consulta che metta insieme studenti medi, studenti universitari e chi opera nelle istituzioni scolastiche e Università, per elaborare proposte comuni.
  9. Carta dei diritti della comunità accademica in collaborazione con le autorità cittadine.
  10. Nell’ottica di favorire la Terza missione, centrale nelle più recenti strategie ministeriali (MIUR), costruzione di una rete di collaborazione e scambi, che aiuti l’Università e le Istituzioni scolastiche ad aprirsi al territorio (obiettivo della Terza missione).

Il finanziamento di questi interventi avverrà attraverso la riallocazione di fondi per il mantenimento dell’ordine pubblico, in aumento nel bilancio di previsione, verso i fondi per le politiche giovanili, che invece hanno subito forti tagli da parte dell’amministrazione uscente.

Turismo

Analisi

Nonostante la tendenza crescente del numero di visitatori, il sistema turistico leccese non è ancora stato messo nelle condizioni di dispiegare tutte le proprie potenzialità di sviluppo. Le ragioni di questa situazione vanno ricercate nella mancanza di un sistema integrato, di un’offerta turistica globale, di una auspicata integrazione tra risorse di base, infrastrutture, servizi, professionalità, turismo e cultura. A queste, poi, vanno aggiunte le già note carenze infrastrutturali dei trasporti, insufficienza dei collegamenti tra la città e i paesi limitrofi e le marine.

Proposta

Il turismo che Lecce Bene Comune intende disegnare è fatto di luci, colori, letteratura, cinema, musica, teatro, danza, gastronomia, storia e architettura. Dovrebbero essere questi i protagonisti dell’incontro del turista (e non solo) con il territorio, attraverso un ricchissimo calendario di manifestazioni, incontri, mostre, festival, rassegne, spettacoli di musica e di teatro, sagre, passeggiate archeologiche e immersione nei fondali.

Sono quattro i cardini intorno a cui ruota il nostro programma per il turismo:

  1. creare atmosfere suggestive, rivisitare le antiche tradizioni, valorizzare le qualità degli antichi sapori, creare laboratori didattici e itinerari per gruppi di studenti o di visitatori, percorsi guidati che conducano tra i luoghi che non sono solo spazi, ma soprattutto tempo, passaggio di uomini e di storie, arte, narrazione, genius loci;
  2. configurare il turismo come fenomeno ampio, che attraversa la realtà economica e sociale, culturale e ambientale del territorio, comprendendo le attività commerciali e imprenditoriali, agricole e artigianali, di sport e di svago, in un incrocio tra ospitalità, intrattenimento, cultura;
  3. elaborare un programma in cui vengano evidenziate le priorità da realizzare o i problemi da risolvere, sottraendo ogni possibile spazio di manovra a fenomeni come corruzione, clientelismi, autoreferenzialità, ogni tipo di connivenza, evasione fiscale, discrezionalità e personalismo. Occorre ridimensionare la burocrazia e, finalmente, uscire dall’immobilismo culturale e politico. In nome di una migliore qualità della vita e per l’esercizio di un pieno diritto di cittadinanza;
  4. creare con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo possibili interazioni tra istituzioni e imprese, locali e straniere, data la nostra collocazione geopolitica strategica.

 

Lavoro

Analisi

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1 Costituzione), che riconosce e promuove le autonomie locali e adegua i principi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento (art. 5 Costituzione), a partire dai principi fondanti dell’uguaglianza, della libertà e della partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, sociale ed economica e sociale del Paese (art.3 Costituzione).

Riteniamo che anche l’amministrazione comunale debba sentirsi vincolata a questi principi fondamentali e debba operare, per quanto di sua competenza, per garantire la effettività di tali principi.

E ciò è tanto più vero quando l’amministrazione è guidata da una giunta di sinistra che, in quanto tale, pone la tutela dei diritti dei lavoratori alla base della propria iniziativa politico-amministrativa.

Per noi di Lecce Bene Comune stare dalla parte del lavoro è questione politica fondante che tiene insieme, come un filo rosso, tutti i temi e le iniziative del nostro agire politico, convinti come siamo che il riconoscimento di tutele e diritti per coloro che lavorano, direttamente o indirettamente, per la pubblica amministrazione sia al contempo garanzia di efficacia nella erogazione di servizi pubblici che soddisfino interessi primari di tutti i cittadini.

La nostra azione amministrativa in materia di lavoro sarà perciò incentrata sulla tutela dei diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori, che in vario modo prestano la loro opera nei servizi gestiti dall’Amministrazione Comunale, favorendo la collaborazione e la condivisione e garantendo a tutti pari opportunità e pari trattamento, lontani come siamo dal concetto di “meritocrazia”, così caro alle destre, che evoca, al contrario, competizione e rivalità.

Proposta

Nella sua qualità di “datore di lavoro” il Comune di Lecce:

  1. Valorizzerà e promuoverà le competenze già presenti all’interno della pianta organica comunale, attraverso una riorganizzazione degli uffici e dei servizi contrattata con tutte le organizzazioni sindacali, e attraverso la formazione continua del personale. Ciò consentirà di ridurre al minimo gli incarichi esterni, con un notevole risparmio di spesa ed al contempo libererà risorse economiche che potranno essere redistribuite tra il personale attraverso la contrattazione di secondo livello.
  2. Si impegnerà a non ricorrere a forme di lavoro precario o non retribuito, quali tirocini formativi extracurriculari, attività di alternanza scuola-lavoro, voucher (o qualunque altra tipologia similare possa inventarsi il governo per sostituire questa indegna forma di precariato). Riteniamo che sia immorale per un ente pubblico ricorrere a forme di lavoro gratuito: il lavoro deve essere sempre adeguatamente retribuito, in proporzione alla sua qualità e quantità, e protetto da forme previdenziali ed assistenziali.

Quale socio delle società partecipate il Comune di Lecce:

  1. Provvederà ad una riorganizzazione e razionalizzazione del lavoro, garantendo i diritti acquisiti dai lavoratori e promuovendo, sempre attraverso la contrattazione con tutte le sigle sindacali, la qualificazione e riqualificazione del personale in base alle esigenze legate alla tipologia di servizi somministrati.
  2. Effettuerà le nuove assunzioni, che dovessero rendersi necessarie, attraverso selezioni pubbliche ed in base ai medesimi criteri legati alla tipologia di servizi, attingendo, in prima istanza, tra i lavoratori in esubero provenienti da altre società operanti nei medesimi settori e poste in liquidazione.
  3. Non utilizzerà forme di lavoro precario, o non retribuito, e limiterà al minimo il numero dei contratti a termine, così come il ricorso ai contratti di solidarietà sarà l’extrema ratio in caso di difficoltà dell’azienda.

Nei rapporti con le ditte e società appaltatrici il Comune di Lecce:

  1. Effettuerà un controllo effettivo, costante e puntuale sull’applicazione dei contratti nazionali e della legislazione sul lavoro ai dipendenti delle ditte appaltatrici e, nel caso emergano irregolarità, provvederà a denunciare le stesse agli organi ispettivi del Ministero del lavoro ed al contempo revocherà il servizio appaltato.
  2. Pretenderà l’assunzione di personale residente nel comune di Lecce per l’espletamento dei lavori e servizi appaltati.
  3. Introdurrà nei capitolati d’appalto la richiesta dell’inserimento nei contratti di lavoro individuali, stipulati tra le ditte appaltatrici ed il personale di nuova assunzione, delle norme di cui alla Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) ed in particolare dell’art. 18 a tutela dei licenziamenti illegittimi, in deroga alla normativa del Jobs Act.