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CARMELO BENE COMUNE | Nuove adesioni

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Campagna per l’intitolazione a Carmelo Bene di un luogo migliore.

Le opere di un grande artista rappresentano beni comuni, perché comunicano a tutti bellezza e profondità, perché indagano l’anima di tutti e perché a tutti propongono una visione nuova e inaspettata dell’esistenza.

Anche i grandi artisti sono beni comuni, perché la loro vita si è intrecciata alla nostra attraverso le loro opere, perché l’effetto della loro arte è stato potente nei nostri pensieri e perché le città e le strade dove hanno vissuto sono anche le nostre, e la loro vita si è svolta a un passo da noi.

Carmelo Bene è stato un artista titanico, difficile, rivoluzionario.

È nato nel Salento, e ha vissuto anche a Lecce.

Nella nostra città il tributo a Carmelo Bene è stato offerto con sciatteria: gli è stata dedicata una piazza che non è una piazza, ma un vasto, anonimo, squallido parcheggio all’inizio di una superstrada, che tutti i leccesi continuano a chiamare con il suo antico nome, Foro Boario.

Con la nostra campagna chiediamo ai cittadini leccesi di sostenere la proposta della nostra associazione di dedicare a Carmelo Bene un luogo importante della città. Una piazza dove siano le persone, e non le automobili, a sostare e passeggiare. Una piazza che ci porti a usare più spesso il nome di Carmelo Bene, contribuendo ad allargare la conoscenza sulle sue stupefacenti creazioni.

Una “piazza Carmelo Bene” perché Lecce ha bisogno di più cultura e di più arte, dismettendo provincialismi e frivolezze, liberando tutte le energie associative e aggregative che possiede per disegnare la città del prossimo futuro.

Unisciti alla campagna su https://www.facebook.com/Carmelo-Bene-Comune-1559643984355528/

LECCE BENE COMUNE

24_Franco_Piersanti  25_Annarita_Mazzotta  26_Giuliana_Coppola_Nicola_Toma  27_Teresa_Astro  28_Alessandro_Valenti  29_Toto_Mininanni  30_Gianluca De Rubertis  31_Anna_Caputo  32_Maria_Rosaria_Manieri  33_Alessandro_Laterza  34_Giorgio_Demetrio  35_Domenico_De_Masi  36_Luciano_Pagano  37_Renato_Colaci  38_Gabriele_Pedone  39_Luca_Bandirali  40_Fiorella_Fasano  41_Giuliana_Giardino  42_Maurizio_Ferraris  43_Gianpasquale_Preite  44_Alberto Basset_Nicola Grasso  45_Elisabetta_Liguori  46_Elio Coriano_Stella Grande  47_Raffaella Tommasi_Chiara Vallese  48_Andrea_Novembre 49_Diego_Dantes  50_Aldo_Leggieri

L’8 marzo invisibile agli occhi

 

Daniela ha gli occhi placidi e l’aspetto morbido.
Possiede una bellezza composta, rassegnata, un po’ sfiorita.
Quella bellezza che appartiene alle donne che hanno troppo vissuto, per sé e per gli altri.

È nata in Bulgaria, 52 anni, tre figli, vedova, risposata con un italiano, rubata a 14 anni.
Sì, ha usato proprio questo termine, rubata, nel raccontarmi la sua storia.

A 14 anni mi hanno rubata, ha detto.
In tono neutro, come stesse raccontando del furto di un oggetto che le apparteneva, una borsa, una bicicletta.

Andavo a comprare l’olio e l’aglio per mia madre, mi hanno messo una coperta addosso e mi hanno rubata.
Una famiglia di vicini di casa, che aveva messo gli occhi su di lei, per darla in moglie al figlio maschio di 22 anni.

Ma i genitori di Daniela si erano opposti, quella famiglia a loro non piaceva. Quindi, se la sono andata a prendere.

Da quel giorno, Daniela, non fu più una bambina.

Ma non divenne neanche una donna.
Diventò una moglie, di un uomo più grande di lei che la considerava sua, diventò una mamma, a 15 anni, diventò un’ancella, servitrice della casa, e rispettosa del suocero, a cui doveva lavare i piedi al rientro dal lavoro.

Cessò di essere figlia.

A casa non poteva più tornare. Non si può, dopo. Dopo aver perduto la verginità.
Il padre non sarebbe potuto più uscire di casa.
Lei stessa avrebbe dovuto vivere murata viva, o sarebbe stata esposta al dileggio dei passanti. L’avrebbero spinta o strattonata o schernita per strada. Non serviva più. Non sarebbe esistita più come persona, si sarebbe identificata con il suo corpo, ormai inutile.

E si adattò alla nuova vita. Rotta dentro, e con un pudore d’altri tempi.

Le nacque il secondo figlio, una bambina, a 16 anni.
Daniela trovò lavoro, dignitoso, in Comune, ed era lei che mandava avanti la famiglia.

Il marito si rivelò un poco di buono, fallimentare in ogni attività che metteva in piedi, perso nel bere, nelle donne e nei videopoker. L’appartamento dove vivevano venne pignorato.
Daniela e i suoi due bambini vissero per due anni in una casa in costruzione, senza soffitto. Dormivano in una roulotte, e in Bulgaria l’inverno non perdona.

Daniela rinunciò diverse volte ad altri figli, prima di avere il terzo bambino.
È un paese strano, che consente il ladrocinio delle donne ma nello stesso tempo permette loro di interrompere le gravidanze con una semplice richiesta al medico.

Quando il marito, alle vessazioni psicologiche unì la violenza fisica, Daniela salì su un pullman, diretta in Italia.
Le pareti della cucina, dove eravamo sedute entrambe, iniziarono a sembrare troppo piccole, per contenere una storia così grande.

Le ho chiesto se conoscesse l’8 marzo, e la ricorrenza che si festeggia.

Questo 8 marzo, lo voglio dedicare a lei.
A Daniela. E a tutte le altre, che nel giorno della Festa Della Donna non vanno nei ristoranti con serate a tema.
Non ricevono mimose incartate nel cellophane. Non si sciolgono nella retorica di genere e nel compiacente vezzeggiamento maschile.

È a te, a voi che lo voglio regalare. Un rametto di mimosa, appena colto. A te e a tutte le Donne, che vivono la vita che altri hanno stabilito per loro. Solo perché donne. Che magari non hanno l’obbligo del burka, ma lo indossano lo stesso. Il burka del ruolo che la società patriarcale ha deciso debbano interpretare e del compito che si ritengono obbligate ad assolvere.

Che vivono dimenticate nelle pieghe della società, paladine silenziose, combattenti pacifiche di una guerra che neanche loro sanno di combattere.

Donne sconosciute, senza nome, che non compiono gesta memorabili e non passeranno mai alla Storia, ma che hanno avuto la forza di riscrivere la propria.

Ho chiesto a Daniela se conoscesse l’8 marzo e se si festeggiasse in Bulgaria.
Mi ha guardato, con i suoi occhi placidi ma attraversati da un guizzo di sorpresa.
Si, ha risposto. Con malcelato stupore. E dentro di sé avrà detto “ma che pensa questa qua …che sia di un altro mondo?”

Valeria Giannone
(Lecce Bene Comune)

Nasce “La Comune” | Striscia satirica di Lecce Bene Comune

2016_03_07_Lancio - Copia

“La Comune” | 07/03/2016

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