Carta d’Intenti

Perché “LECCE BENE COMUNE”?

Abbiamo ritenuto fosse la forma più coerente per dare forza e seguito al percorso politico intrapreso negli ultimi anni e in grado di rispondere al desiderio di tanti nostri simpatizzanti di dare un profilo unitario alle diverse sensibilità, provenienze, culture e appartenenze che hanno espresso la loro preferenza verso il nostro progetto politico.

Tutto ciò è potuto accadere grazie al verificarsi di alcune condizioni imprescindibili ed in particolare:

la disponibilità dimostrata dalle forze politiche e dai movimenti ad andare oltre i propri simboli per sottolineare l’obiettivo di voler parlare a tanti, andando oltre quello tradizionalmente esprimono, ma certamente senza mimetizzare sensibilità, valori e principi;
la sintonia che da subito si è affermata rispetto agli obiettivi fissati: dare vita ad un’esperienza in grado di andare oltre una scadenza elettorale, impegnandosi a tenere aperto il cantiere dell’iniziativa politica, sociale, programmatica;
mettere al centro del confronto politico tutti quei temi che si riassumono efficacemente nell’idea di “BENE COMUNE”.
Avvertiamo quindi una grande responsabilità: crescere nei consensi, nella credibilità, nella capacità di dialogo con i leccesi, a partire da quelli che da qualche anno ed in misura sempre più consistente disertano le urne.

Perché “INSIEME PER UNA CITTÀ PUBBLICA”?

Aspiriamo a ridisegnare radicalmente la nostra città, sviluppandola attorno a delle idee fondamentali.

Una città capace di far sentire i propri cittadini come titolari di diritti e non beneficiari di favori; che concentri i suoi sforzi nel qualificare il suo sistema di servizi pubblici, elemento centrale di ogni comunità; che non abbia paura di allargare la partecipazione rendendo trasparente la comunicazione; che abbia l’umiltà di rendere conto periodicamente dell’attività svolta; che sia capace di immaginare strumenti inediti di rappresentanza e di governo oltre quelli previsti dallo Statuto; che dimostri con gli atti e i fatti di voler premiare capacità e merito attraverso il ricorso sistematico ad avvisi pubblici di selezione delle competenze professionali, spesso mortificate nello spazio asfittico e deprimente dell’attesa di un favore.

Una città che applichi il rigore nell’uso delle spesa pubblica cioè dei soldi di tutti; che assicuri la trasparente veridicità dei bilanci; che s’impegni nell’eliminazione degli sprechi; che agevolari i rapporti tra comune e contribuente; che persegue l’equità sociale (perché tutti pagano), la corrispondenza tra possibilità e prelievo (perché a nessuno sarà chiesto più del giusto), il raggiungimento del minimo prelievo necessario (per assicurare un’amministrazione corretta ed efficace).

Una città capace di immaginare una pianificazione urbana che non dimentichi mai l’interesse collettivo, non parli soltanto di volumi e cubature, ma di anidride carbonica e polveri sottili da ridurre, di verde da aumentare, di diminuzione del traffico veicolare, di salvaguardia del territorio da qualunque attacco urbanistico, di chilometri di nuove alberature, di coste da riqualificare, di spazi pubblici da potenziare. Riconvertire invece di costruire nuovo. Risanare, rigenerare, riparare il paesaggio invece che consumarlo. Rottamare architetture obsolete e rinaturalizzare. Immaginare luoghi nuovi, civili, per le nuove comunità di pari, in cui spazi sostenibili e a misura d’uomo siano immaginati senza consumare nuove risorse. In questo contesto sosteniamo la riconversione di residenze da destinare alla popolazione economicamente svantaggiata tramite l’istituzione di graduatorie pubbliche e trasparenti.

Una città che abbia l’ambizione di investire per migliorare la qualità ambientale: meno rifiuti pro capite, più raccolta differenziata; meno sporcizia, più pulizia; meno anidride carbonica, più aria pulita; meno cemento, più aree a verde e spazi sportivi.

Una città che difenda il valore della sua costa partendo dalla necessità di dotare tutte le sue marine di una rete fognaria; che eviti l’inquinamento delle acque e gli allagamenti; che investa sulle sue oasi naturalistiche Cesine e Rauccio, collaborando con i comuni limitrofi.

Una città che non usi il tema delle rinnovabili esclusivamente per fare cassa senza preoccuparsi di tutelare l’ambiente, ma come strumento per il risparmio energetico di tutti gli edifici pubblici.

Una città che veda nella parola Cultura non semplicemente un cartellone di eventi estivi, ma un investimento nelle infrastrutture del sapere, biblioteche, spazi pubblici destinati alle associazioni, attenzione alla galassia di energie creative che si muovono nella città; che sia parte integrante della “civitas”, strumento straordinario di crescita di cittadinanza, di riduzione della distanza tra cittadini e pubblici amministratori; che non sia un semplice servizio da erogare ma un volano per lo sviluppo sociale e la crescita economica della comunità, investendo su di essa, valorizzando il patrimonio artistico e dando valore alla progettualità.

Una città capace di organizzare un modello di protezione sociale che garantisca diritti forti ai soggetti deboli. Perché le politiche sociali, che rappresentano un ammortizzatore delle diseguaglianze ed una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale, hanno subito una taglio pesantissimo di risorse che avrà ricadute pesanti: impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli; eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne; diminuzione delle prestazione per i disabili; riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti; aumento della marginalità; riduzione inevitabile di posti di lavoro nel settore di cura e assistenza. Di fronte a questo scenario è fondamentale anzitutto una piena consapevolezza di amministratori, cittadini, addetti ai lavori. E nuovi modelli di gestione emergenziale dei servizi. Come fare bene con poco, se possibile.

Una città attenta alle tematiche di genere che riconosca e proponga nuovi modelli culturali che rispettino la figura femminile nella valorizzazione delle differenze. Realmente tesa a favorire la presenza e la partecipazione delle donne negli organismi decisionali che si traduca in politiche sociali e familiari staccate dallo stereotipo di genere.

Una città che non consideri la mobilità sostenibile un fastidioso adempimento, come avvenuto con piste ciclabili, bike sharing e accesso alle ZTL, ma come un investimento convinto sulla qualità della vita dei propri cittadini; una città in cui non si investano oltre 20 milioni di euro per una filovia inutile e obsoleta; dove non s’aspettino dieci anni per realizzare un progetto di piste ciclabili chiuso nel; dove non si chiami piano generale del traffico ogni minimo intervento sulla mobilità; dove l’uso della bicicletta venga incoraggiato come vera e concreta alternativa alle auto.

Una città che riconosca lo sport come straordinario strumento di educazione, crescita, socialità in grado di coadiuvare le politiche del Comune sul fronte dell’integrazione sociale, del recupero del disagio giovanile, della prevenzione sanitaria e di educazione alla salute, del riequilibrio delle marginalità urbana e sociale. E’ per questo che deve essere considerato una leva di governo urbano fondamentale nell’obiettivo di un miglioramento della vita della nostra comunità.

Una città consapevole del privilegio di essere sede di una università con oltre 30.000 studenti e capace finalmente, in un reciproco sforzo di programmazione e collaborazione, di mettere entrambi (Comune e Ateneo) al servizio di un modello di sviluppo sostenibile. Lecce, con la sua Università, rappresenta un capitale di ricerca, sapere, innovazione che deve diventare elemento identitario: organizzare la città attorno ai poli del sapere e ai bisogni degli studenti.

Questa la città in cui ci piacerebbe vivere: capace di gratificare oltre la suggestione del barocco, la mitezza del clima, il senso dell’accoglienza, la moda del Salento. Una città che oltre ad essere bella da visitare sia gratificante da vivere per tutti: perché tutti si sentono riconosciuti come cittadini destinatari di servizi pubblici di qualità. Una città dei servizi; una città dei diritti; una delle regole; una città della trasparenza; una città delle opportunità; una città della cultura e dell’università.

L’indirizzo ufficiale per entrare in contatto con Lecce Bene Comune è: coordinamento@leccebenecomune.it

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