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Solidarietà al Comitato dei lavoratori ex BAT. Ferma e totale disapprovazione per il comportamento delle istituzioni di governo

Consideriamo sospetto, oltre alla tempistica, l’accostamento tra la vertenza BAT e la questione legata alla realizzazione del gasdotto TAP. Dopo anni di silenzio e inattività sulla sorte dei lavoratori della ex manifattura tabacchi, all’improvviso si cerca di tirare fuori un coniglio dal cilindro. Una magia che però non riesce neanche più ad illudere nessuno.

Non è possibile, dopo sette anni di tavoli inconcludenti, accogliere con entusiasmo l’ennesima convocazione senza uno straccio di contratto di lavoro sul tavolo. Ancora promesse, ipotesi aleatorie, dichiarazioni di intenti che non hanno mai riempito la pancia di nessuno di questi lavoratori e delle loro famiglie.

ELEZIONI, LEGALITÀ, MAFIE IN SALENTO

 

E’ di ieri, 27 ottobre 2016, la notizia dell’ omicidio di Augustino Potenza, azione di chiarissimo stampo mafioso a Casarano (Lecce). Il personaggio era già stato arrestato per omicidio e poi assolto, è stato freddato a colpi di mitra nel parcheggio di un supermercato.

Altre notizie nelle stesse ore dicono di automezzi di un imprenditore andati in fiamme, di arresti per corse di cavalli clandestine, di colpi di pistola contro una casa.

Insomma, di tutto un po’.

Mentre per l’omicidio a sangue freddo non ci dovrebbero essere dubbi, per gli altri episodi sicuramente si dirà di “verifica che non si sia trattato di un corto circuito” per gli incendi. Per i colpi di pistola “si segue la pista passionale”, quasi fosse plausibile che un tizio, per gelosia, se ne vada in giro armato a sparacchiare come gli pare.

Episodi inquietanti tutti quanti, che dovrebbero portare ad una seria riflessione non solo all’interno della magistratura e degli inquirenti, che già fanno bene il loro dovere, ma anche della politica, soprattutto alla vigilia di importantissime elezioni amministrative che dovrebbero (il condizionale si impone) mettere ai primi posti queste emergenze.

Da quanto dicono i magistrati e gli investigatori, le strade che percorrono le organizzazioni mafiose sono note. Sappiamo quali clan si occupano dei vari settori, illuminante un articolo di Antonio Pezzuto per Antimafia Duemila, datato febbraio 2016  che fa una precisa mappatura della malavita organizzata in Puglia, con attenzione particolare al Salento.

Per rimanere strettamente nell’ambito della provincia di Lecce, Pezzuto ci fa sapere che:

I clan salentini sono fortemente operativi nel settore del narcotraffico, dimostrandosi in grado di tessere relazioni anche oltreoceano. Tanto emerge dall’operazione “White Butcher” che ha portato all’arresto di 7 soggetti, di cui due calabresi e un colombiano, finiti sotto inchiesta per aver costituito un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’importazione e alla vendita di ingenti quantitativi di cocaina in parte destinati ad un gruppo salentino. La sostanza stupefacente, occultata sotto carichi di copertura, veniva nascosta in container a bordo di navi che salpavano dalla Colombia, dal Cile, dall’Ecuador e dal Perù dirette verso i porti di Gioia Tauro e Genova.
I clan attivi in provincia di Lecce sono in tutto undici.
A nord del capoluogo troviamo il clan Tornese (Monteroni di Lecce, Carmiano, Guagnano, Veglie, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo e Sant’Isidoro); il clan Pellegrino (Squinzano, Trepuzzi); il clan Caramuscio (Surbo); il clan De Tommasi (Campi Salentina). A sud della capitale del Barocco sono operativi il clan Rizzo (Cavallino, Lizzanello, Melendugno, Merine, Vernole, Caprarica, Calimera e Martano); il clan Leo (Vernole, Melendugno, Calimera, Lizzanello, Merine, Castrì, Cavallino e Caprarica); il clan Coluccia (Galatina, Noha e Aradeo); il clan Padovano (Gallipoli); il clan Scarcella (Ugento) e il clan Montedoro-Giannelli-De Paola (Casarano-Parabita). Nella città di Lecce sono egemoni i clan Cerfeda-Briganti-Pepe e il clan Rizzo.

Come si vede, la mappatura è inquietante quanto dettagliata. Ovviamente al traffico di stupefacenti dobbiamo aggiungere l’acquisizione con o senza estorsione di attività già avviate, la gestione in prima persona del gioco d’azzardo imponendo slot agli esercizi commerciali, l’usura che consente di impadronirsi di grosse fette di mercato.

In sostanza un controllo capillare del territorio da parte delle mafie in ogni segmento della società. Non scordiamo la gestione delle affissioni elettorali a Lecce, gestite da organizzazioni mafiose, la gestione delle assegnazioni di case popolari e via dicendo. Non dobbiamo scordarcene mai. E assieme al ricordo dobbiamo porci la domanda: possibile che i politici che concedevano manifesti da affiggere non si siano mai accorti di nulla? E’ plausibile?

Questi episodi non insegnano solo di malavita furbescamente intrufolata nei gangli della società, ma dicono chiaramente di collusioni fra malavita e politica. Il candidato che affida a questi signori l’affissione dei manifesti, probabilmente chiederà loro di gestire anche alcune zone e magari vendere i voti di preferenza a chi più necessita di denaro. Oppure a chi vuole una casa popolare senza averne diritto. E i favori, bene lo sappiamo, debbono essere pagati in qualche modo.

Magari chiudendo un occhio su concessioni edilizie, magari su appalti e sub appalti, lasciando in questo modo ampia facoltà di azione alle mafie imprenditrici ed attivando una spirale senza fine. Anche se pare impossibile ripulire la politica dalla corruzione, vogliamo e dobbiamo crederci, i fatti che la magistratura porta alla luce ogni giorno sono scoraggianti, giusto per citare, altri arresti sono avvenuti per la T.A.V. Milano Genova. Sembra che ad ogni livello delle amministrazioni, dai consigli di quartiere al governo nazionale, ci sia malaffare diffuso ai danni dei cittadini tutti.

Tuttavia qualcosa può cambiare partendo dal basso. Se i cittadini vessati da usura denunciano, gli inquirenti hanno il dovere di proteggerne l’anonimato. Se i candidati alle prossime elezioni torneranno a fare politica virtuosa, gestendo con il volontariato e la militanza le affissioni, senza pagare organizzazioni o false cooperative, se nei primi posti dei programmi elettorali ci sarà l’attenzione al “bene comune” più importante che è la legalità, se i giornalisti seguiranno l’esempio di pochi virtuosi colleghi e tornano all’inchiesta e all’informazione puntuale, senza lasciarsi andare a titoli roboanti quanto vuoti.  Se tutto questo succederà, forse, piano piano, qualcosa potrà mutare.

Gli investigatori, i giudici, non possono fare tutto senza l’aiuto della popolazione, e senza l’appoggio non solo a parole degli amministratori.

Controllo degli appalti, delle aziende che si occupano di lavori pubblici, delle licenze commerciali. Controllo e regolamentazione rigidissima delle sale per il gioco d’azzardo che diventano luoghi di incontro della peggiore umanità che sfrutta  le vittime del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico), porsi il problema di riqualificare le città manutenendo giardini, facendo attività nelle piazze anche periferiche, facendo rivivere la sera giardini e giardinetti, in una parola, consentendo alle persone di riprendersi i luoghi e gli spazi comuni togliendoli agli spacciatori, ai malavitosi, alla prostituzione. Consentire l’utilizzo delle città non solo alle auto aumentando parcheggi in pieno centro, ma pedonalizzando, facendo piste ciclabili, eliminando barriere architettoniche e via dicendo, sono tutti elementi indispensabili per tornare a far vivere un’idea di legalità e di “bene comune”.

Gianni FERRARIS
(Lecce Bene Comune)
http://isolamaitrovata.blogspot.it/2016/10/elezioni-legalita-mafie-in-salento.html

AMMINISTRATIVE 2017 | L’orizzonte di “Lecce Bene Comune”

Nei giorni scorsi, un articolo pubblicato da “La Gazzetta del Mezzogiorno” ha dato il via al dibattito sulle amministrative 2017.
E lasciando intravedere un impegno di “Lecce Bene Comune” a organizzare uno schieramento elettorale di sinistra, ha ipotizzato l’impegno di un paio di personalità autorevoli e interne alla nostra stessa associazione (Fabio de Nardis e Guglielmo Forges Davanzati) nel ruolo di candidato Sindaco.
Lo stato delle cose tuttavia, non è ancora quello che ci vede concentrati sulla scelta di un candidato, quanto semmai quello della costruzione di una piattaforma condivisa, nella quale possano riconoscersi culture e pratiche diverse.
Di seguito riportiamo il nostro intervento di precisazione e, in coda, l’articolo che ha dato origine al dibattito.


Non c’è incertezza alcuna.

Per quello che sono diventate – il luogo dello scempio della democrazia – le primarie non potrebbero riguardarci.

Ma non ci riguardano né ci interessano prima ancora le grandi aggregazioni attorno ad un nome – buono per tutte le stagioni – che sanno di “larghe intese” tra forze che si vorrebbero invece contrapposte.

Ci sta a cuore piuttosto una proposta di trasformazione, fatta a viso aperto alla città tutta e insieme ad essa.

E, se sarà maturo il tempo per stringere un rapporto fiduciario con gli elettori, portarla ad esprimersi a Palazzo Carafa, preferibilmente dai banchi di governo.

Non è tempo di alchimie, ma di schiettezza. Quella stessa che altrove e a vari livelli è in grado di rompere schemi, offrire nuovi orizzonti e intercettare il bisogno diffuso di cambiamento.

La sinistra ha filo da tessere. E fretta di lasciarsi alle spalle un lungo periodo di governo raffazzonato, clientelare e privo di rotta, che blocca, da vent’anni almeno, la crescita della città. Altri vorrebbero forse perpetrare questa lenta agonia, lavorando ad una sostituzione nominale.

Noi vorremmo spazzare via ciò che inesorabile non è e lavorare ad una rigenerazione della città entro un’idea precisa di società.

Che aborrisca le diseguaglianze innanzitutto, dando risposte istituzionali a bisogni che ancora oggi trovano riparo soltanto nella dimensione caritatevole di altre agenzie.

Che tenda al miglioramento della qualità della vita, attraverso l’erogazione di servizi ancora qualitativamente fermi al secolo scorso.

Che perlustri o favorisca nuovi orizzonti per l’economia del territorio, ancora ferma – se così si può dire – ad una “economia del barocco”.

Ma per far questo non c’è bisogno di continuare a indugiare nell’involuzione politica del personalismo che noi di “Lecce Bene Comune” abbiamo peraltro sperimentato in casa, con esito deprimente.

Più di un salvatore che ci dichiari amore incondizionato, abbiamo infatti bisogno di una città che prenda consapevolezza delle proprie capacità che la rendono una delle realtà più vivaci della provincia italiana. Che cioè una larga parte di essa assuma la responsabilità di un balzo in avanti dalla dimensione pre-politica a quella politica e concorra alla formazione di corpi intermedi limpidi, motivati e capaci di un’importante offensiva politico-culturale.

Anche per questo per “Lecce Bene Comune” è prematuro soffermarsi sull’individuazione del candidato o della candidata alla carica di Sindaco.

E i nomi fatti dalle pagine importanti di questo giornale (Fabio de Nardis e Guglielmo Forges Davanzati), per quanto autorevoli e interni a “Lecce Bene Comune” stessa, non possono ancora rappresentare la risposta al bisogno giornalistico di queste ore di sintetizzare in un singolo nome un intero progetto elettorale, restando la costruzione del progetto politico la priorità su cui la nostra associazione sta assiduamente lavorando da mesi.

per LECCE BENE COMUNE
L.R.

2016_06_24_Amministrative

“La Gazzetta di Lecce” | 25/06/2106

2016_06_24_Amministrative (2)“La Gazzetta di Lecce” | 23/06/2016

Il caso BOC e l’opposizione distratta

 

Qualche giorno fa la Corte di Cassazione ha definitivamente confermato le condanne ad Ennio De Leo e Giuseppe Naccarelli, rispettivamente ex assessore ed ex dirigente del Comune di Lecce, per la nota vicenda, che ormai risale a dieci anni fa, degli incentivi legati all’emissione dei BOC (Buoni Obbligazionari Comunali).

Ancora una volta, è la magistratura a dover intervenire per riparare le malefatte della politica e per disporre che la città e i cittadini vengano risarciti. E fin qui, nulla di nuovo.

Ma a lasciare basiti sono i commenti e le reazioni  dei politici locali, alcuni dei quali, all’epoca dei fatti, seduti sugli scranni di Palazzo Carafa. In particolare, fa riflettere la baldanza e la soddisfazione con la quale questa sentenza è stata accolta, sintomatiche dell’incapacità di cogliere nella stessa il profondo senso di fallimento e di inadeguatezza che la politica, quando viene praticata senza le indispensabili doti dell’onestà o del coraggio, trasmette di sé alla comunità che è chiamata a rappresentare.

Non c’è dubbio che esistono responsabilità ben diverse tra artefici e complici del reato, tra chi ha sottoscritto quel regolamento illegittimo o chi, banalmente, se ne è occupato con una certa negligenza. Resta il fatto che la vicenda dei BOC, purtroppo insieme ad altre non meno gravi, non ha avuto alcuna conseguenza negativa, dal punto di vista politico, per chi amministra Lecce da oltre un ventennio.

A ben vedere, è accaduto l’esatto contrario.

2016_06_17_BOC

Nuovo Quotidiano di Puglia – 17/06/2016

Nel 2007, con l’inchiesta già avviata dal pm D’Agostino, Paolo Perrone, con tanto di benedizione della sua madrina e mentore Adriana Poli Bortone, succede alla sua poltrona di Sindaco con il 56% di preferenze, per poi confermarsi  e rilanciarsi cinque anni dopo dall’alto di un 65% di voti. Tutto ciò, con una semplice presa di distanza da chi lo aveva preceduto, mandata giù come fosse un bicchier d’acqua, e con la quale ha inaugurato l’epopea del sindaco più amato dagli italiani.

Ora, a meno che non ci si voglia rassegnare all’idea di una cittadinanza refrattaria ad ogni forma di cambiamento, e per giunta beatamente masochista, una qualche altra responsabilità politica, magari da una qualche altra parte, dovrà pur esserci.

Sorge il dubbio che l’inattaccabilità di una maggioranza di governo, per quanto bulgara e ben arroccata a difesa dei propri interessi, sia stata in fondo favorita dalla timidezza o dalla distrazione di un’opposizione alla quale, evidentemente, è bastato di tanto in tanto alzare un dito o sussurrare tra i corridoi il proprio dissenso per sentirsi all’altezza del proprio compito.

Se è vero che nella nostra città, come hanno preconizzato nel loro saggio i sociologi Cremonesini, Cristante e Longo, il potere si annida e si plasma nei salotti invisibili, è altrettanto vero che, fuori dal grigiore di quei luoghi, vivono comuni cittadini che, individualmente o riuniti in associazioni e movimenti, nella loro quotidianità praticano politiche virtuose, promuovono iniziative culturali e di formazione diffusa, sono impegnati nel volontariato e nel sociale o, semplicemente, abitano nella trascuratezza della periferia urbana.

Soggetti che rischiano di restare marginali, fino a quando non si assumerà la consapevolezza che Lecce non può più limitarsi alla sola ostensione del suo barocco o alla memoria di una prosperità perduta nei secoli, ma che merita una guida politica improntata all’integrità, alla dignità, all’autorevolezza, orientata al futuro, al senso della giustizia e della solidarietà.

Sarebbe davvero un bel segnale se tutti i leccesi, che nel 2017 saranno chiamati a scegliere chi far accomodare tra i banchi di Palazzo Carafa, ricordassero che nessun cambiamento è possibile, dove gli interessi di una comunità cedono il passo alle ambizioni e agli affari della sua classe dirigente.

R.V.
LECCE BENE COMUNE

Centro storico | Estendiamo la ZTL a tutte le 24 ore della giornata.

 

REFERENDUM CITTADINO
UNA GRANDE OPPORTUNITÀ STA PER CONCRETIZZARSI

Appare ormai a portata di mano la possibilità che i leccesi si esprimano su un tema importante per la mobilità cittadina quale quello dell’estensione dell’attuale ZTL a tutte le 24 ore della giornata.

Il comitato “Decidi Tu”, del quale “Lecce Bene Comune” ha fatto parte sin dalla sua genesi, sta orgogliosamente completando il percorso della raccolta delle 3000 firme necessarie per l’indizione del primo referendum cittadino propositivo della città.

A giudicare dalla repentinità con cui l’obiettivo si sta avvicinando, si direbbe che la proposta di referendum ha saputo intercettare una prorompente domanda di cambiamento che aveva solo bisogno di un punto di coagulo.

In tema di scelte sostenibili, i leccesi paiono infatti molto più avanti della loro retrograda amministrazione, sempre più incerta e priva di coraggio, incapace di cogliere la sfida dei tempi che chiedono alle comunità locali qualche sforzo in più per raggiungere livelli di vivibilità europei.

Mentre la sua sonnacchiosa amministrazione non fa nulla di innovativo, anzi non compie nessuna scelta e lascia la città immobile nei bassifondi delle statistiche nazionali della mobilità, saranno quasi certamente i leccesi a compiere ben presto, a ottobre, quelle scelte sempre negate dall’amministrazione.

Invece di assumersi la responsabilità politica del non avere una strategia sulla mobilità, l’Amministrazione costruisce proprio sul “non essere pronti” l’alibi per continuare a vivacchiare nell’immobilismo.

2016_06_03_Decidi tu

Nuovo Quotidiano di Puglia – 06/06/2016

Tra la rotatoria incompiuta vicino alla Villa Comunale, il parcheggio ex Enel ancora chiuso, viale XXV luglio ancora invaso dal traffico, il centro storico penetrato quotidianamente da centinaia di accessi abusivi di auto e furgoni,  il comico incrocio tra i viali Università e Gallipoli, i parcheggi di interscambio ampiamente sottoutilizzati e il trasporto pubblico illogico e mai ottimizzato, la mobilità leccese appare abbandonata a sé stessa.

È assai probabile, invece, che lo scossone del referendum propositivo possa avviare finalmente quei processi virtuosi che i cittadini attendono da anni e liberarla dalle leggende, messe in giro ad arte, che la vorrebbero una città di pigri, di indisciplinati, di riottosi ad ogni cambiamento.

Il referendum permetterà di contarsi tra chi vuole ancora la vecchia “città dell’auto” in stile anni 60-70 e chi vorrebbe finalmente avviarsi verso un concetto di “città sostenibile” che si è affermato già da decenni in Italia ed in Europa, ma non a Lecce.

Segnerà insomma uno spartiacque. Tra una stagione fallimentare, di stagnante abbandono o di scelte opache e comunque prive di visione strategica, da mettersi definitivamente alle spalle. E una stagione che dovrà riconoscere come dirimente, per la qualità della vita dei cittadini, il tema della mobilità.

Se finalmente affrontato e connesso alla pianificazione, urbanistica e non solo di un’area anche più vasta di quella comunale, sarà in grado di sostenere un sistema urbano accessibile, inclusivo e pulito.

Ma ci vorrà una nuova classe politica, preparata e capace di una visione lungimirante. Ben altra cosa insomma dalla classe politica uscente, interessata al potere per il potere, che, nonostante governi da quasi vent’anni, ha miseramente fallito. Si pensi solo alla triste vicenda del filobus (il più grande investimento della storia contemporanea leccese e, al tempo stesso, il più misero e opaco insuccesso) o al fatto che, benché il 2000 sia entrato da 16 anni, Lecce resti ferma ad una pianificazione espressa negli anni ottanta del secolo scorso.

Le premesse del cambiamento ci sono tutte. Anche grazie ad una generazione che preme dal basso e che ha avuto occasione di crescere, confrontandosi con esperienze di diverso respiro. Sta alla città cogliere questa occasione, per voltare finalmente pagina e proiettarsi consapevolmente nel futuro. A partire da questa importante raccolta di firme per il primo referendum propositivo cittadino, da indire per il prossimo ottobre e vincere con una grande affermazione del “Sì”.

LECCE BENE COMUNE
per il coordinamento cittadino
L.R.