La triste parabola dell’amministrazione Salvemini: dall’agenda del cambiamento al contratto per la sopravvivenza

Il Patto per la Città siglato da Salvemini con i tre responsabili, che non mancano mai quando si tratta di salvaguardare postazioni di potere nazionale o locale, è soltanto un banalissimo contratto per la sopravvivenza. Basta affiancare il documento odierno con quello contenente le linee programmatiche del 28 novembre scorso e questa conclusione salta subito all’occhio, in maniera imbarazzante.

Le aree di intervento si riducono da nove a quattro. Gli obiettivi strategici passano da quarantadue a dieci. Ma a togliere ogni respiro al nuovo corso salveminiano non è tanto il dato quantitativo, quanto quello qualitativo. Scompaiono totalmente perfino le buone intenzioni di intervenire sul dilagante disagio sociale, aspetto che noi di Lecce Bene Comune riteniamo assolutamente prioritario. Scompare infatti ogni riferimento alla gestione e alla realizzazione di alloggi popolari, presenti invece nel documento di novembre. Non c’è più alcuna traccia della Casa delle genti, annunciata in campagna elettorale, per una risposta strutturale al problema dei senzatetto, che a Lecce continuano a morire nell’indifferenza generale. Cestinata, guarda caso, anche l’interazione tra la comunità leccese e le comunità migranti.

Ma non sono soltanto le politiche sociali a venire tagliate fuori dalle preoccupazioni della nuova maggioranza. Sparisce la rigenerazione dei quartieri e delle periferie, tranne quelle di interesse dei nuovi responsabili. Scompaiono anche gli strumenti di partecipazione, lo sviluppo economico sostenibile, il turismo, la ripubblicizzazione della SGM, la tutela ambientale, l’innovazione e semplificazione amministrativa.

Certo, si dirà che nel frattempo c’è stata una sentenza, prevedibile e prevista, che ha modificato gli equilibri in consiglio comunale e, di conseguenza, i connotati di questo nuovo patto di governo “di scopo e a termine”. Ma, programmi alla mano, l’unico scopo contrattuale ci sembra evidentemente quello della sopravvivenza dell’esecutivo, e nient’altro, visto che il contenuto di questo Patto per la Città è talmente deprimente che perfino un commissario avrebbe potuto osare di più.

Si poteva scegliere di salvaguardare almeno la dignità politica, e invece si è scelto di salvaguardare soltanto le proprie postazioni di potere.

Articoli correlati: