Sulle sconcertanti dichiarazioni del questore Laricchia | Proposta di LBC

Consideriamo sconcertanti le dichiarazioni del 03 luglio 2017 del questore di Lecce sul dissenso No TAP. Noi di Lecce Bene Comune riteniamo che lo Stato non sia costituito solo dalle sue istituzioni ma anche, e principalmente, dalle cittadine e dai cittadini, che quelle Istituzioni devono rappresentare. Quando quel dovere di rappresentanza viene invece sacrificato sull’altare degli interessi di un consorzio e di un dittatore estero, la cittadinanza ha tutto il diritto di rivendicare la centralità negata dalle scelte di alcune istituzioni. Non crediamo spetti ad un questore, in conferenza stampa, ma alle sentenza dei tribunali stabilire se e quali cittadini siano da considerare “criminali”. Non spetta altresì al questore dettare le linee di condotta ai rappresentanti del popolo legittimamente eletti nei diversi livelli istituzionali, al netto di assurde leggi elettorali.

Il questore Laricchia si è inoltre lamentato dell’utilizzo del termine “repressione”. Ci chiediamo quale dovrebbe essere, secondo lui, il termine corretto per definire la criminalizzazione generalizzata di un più che legittimo movimento di protesta, soprattutto quando questo avviene, come oggi, inventando relazioni con un fatto di cronaca che non ha nulla a che fare con quel movimento. E come definire l’esclusiva scelta del manganello come strumento di “confronto”, o la politica di distribuire multe salatissime a pioggia e piazzare volanti a controllare i documenti a chiunque si rechi a partecipare ad innocue e pacifiche iniziative del Movimento No TAP.

Lecce Bene Comune, quindi, rivolge a Carlo Salvemini, in quanto sindaco della città capoluogo, l’invito a farsi capofila dei sindaci salentini nell’inoltrare formale protesta, nei confronti del ministro Minniti e del presidente Gentiloni, per le dichiarazioni del questore Laricchia. Pensiamo che la situazione legata alla realizzazione del gasdotto sia già sufficientemente calda, senza bisogno di gettare ulteriore benzina sul fuoco. A maggior ragione quando le parole incendiarie vengono proferite da parte di chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico, non a metterlo continuamente a repentaglio.