Luca Ruberti: “La città ha bisogno di essere ascoltata, di trasparenza e di pari opportunità per tutti”

Qual è il suo giudizio sull’amministrazione comunale uscente, in tre parole (o aggettivi)?

Ho bisogno di dilungarmi. E di parlare di un periodo che coinvolge anche l’amministrazione Bortone, di cui Perrone rappresenta la continuazione, per esprimere un giudizio complessivamente negativo sulla sedimentazione di un blocco di potere estraneo agli interessi della città. Con risultati che hanno privilegiato gli affari di alcuni, l’istinto di autoconservazione del potere e l’abbandono della città a se stessa o a una somma di interventi privi di visione strategica, incapaci di fare infrastruttura quotidiana. Un blocco di potere che ha occupato ogni spazio della decisone, senza amministrare niente che non facesse felice qualche amico. Che costituisce una cappa per le aspirazioni di crescita della città e che, non a caso, è andato a finire più volte sotto la lente di ingrandimento della magistratura.

E quale eredità, secondo lei, lascia il sindaco Perrone alla città?

Più di 44 milioni di disavanzo nello schema di rendiconto del 2016 le bastano? E un accantonamento di 72 milioni per crediti di dubbia esigibilità? Sono importi che limiteranno l’azione amministrativa di chiunque, temo. Un altro dato: secondo le stime della Caritas (mica dell’Assessorato alle politiche sociali, che non ha alcun polso della situazione), un terzo degli abitanti sarebbe al di sotto della soglia di povertà. Quali risposte ha saputo dare l’amministrazione Perrone? Nessuna. Ha lasciato ogni iniziativa alla dimensione spontanea della carità. Ha inteso promuovere la crescita economica, sociale e culturale della città? Per niente: il bilancio comunale ci dice che la priorità della spesa è stata assegnata al “mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza”, doppiando addirittura le risorse destinate alla voce “sviluppo economico e competitività”.

Da dove intende ripartire, se sarà eletto sindaco?

Da una casa ai senza casa, subito. E dall’ascolto della città, attraverso la convocazione della cittadinanza e dei portatori di interesse organizzati, in tutte le consulte previste nello Statuto comunale. Sarebbe la prima volta nella storia della città, nonostante siano trascorsi oltre 25 anni dalla legge 142/90 che ha previsto gli istituti di partecipazione. È ora di bucare la cappa del potere che ci ha soggiogato e restituire parola alla cittadinanza. Nessuno potrà più atteggiarsi a dispensatore di attenzioni o concessioni, perché le porte di Palazzo Carafa saranno spalancate. Poi incontrerei i sindaci dei comuni limitrofi per proporre di lavorare insieme alla formazione di un “sistema urbano leccese”, un nuovo bacino di riferimento per un’armatura comune, a beneficio di un insieme di comunità che di fatto vive in simbiosi. Con tre obiettivi prioritari: un Piano della mobilità, un Piano della cultura e un Piano sociale degno di questo nome. Infine, un viaggio a Roma, verso le ambasciate di Grecia e Albania, per proporre di insediare qui a Lecce un consolato onorario, in un paio di immobili confiscati alla mafia e dati in comodato d’uso. Obiettivo: provare a generare insieme un’economia del Canale d’Otranto, assumendo iniziativa in proprio, oltre le politiche di austerità dell’Unione Europea.

Cosa le hanno chiesto i cittadini che ha incontrato in queste ultime settimane di campagna elettorale?

Ascolto, innanzitutto. Trasparenza, buon governo e pari opportunità per tutti. Ho incontrato una madre che lamentava un ricambio continuo delle maestre della scuola materna del figlio, per effetto del pagamento discontinuo degli stipendi da parte dell’appaltatore. Un operatore turistico esasperato dal predominio, nel settore, della solita cooperativa. Il titolare di un’azienda grafica che non riesce ad ottenere più un incarico pubblico. Imprese che non hanno più fiducia nella Pubblica Amministrazione. Dipendenti dell’amministrazione comunale e delle partecipate inviperiti per questioni che osservano impotenti e che attendo di documentare ed esporre.

Tanti “contenitori” recuperati: il teatro Apollo, gli Agostiniani, le mura urbiche. Secondo molti, mancano ancora progetti di gestione e una visione d’insieme. E’ così?

Purtroppo sì. Il recupero dei “contenitori” a Lecce non viaggia mai in parallelo a un progetto di gestione dei luoghi. Eppure sono le destinazioni, le attività da insediare che animano il recupero dei luoghi stessi. E queste dovrebbero essere frutto di una visione d’insieme sull’infrastruttura che i singoli interventi di recupero concorrono a formare. Invece, qui accade che recuperi il teatro Apollo e il giorno dopo chiudi per mancanza di idee e di programmazione. Ovviamente, a rimetterci siamo noi tutti, perché la città manca occasioni importanti per realizzare o migliorare quell’infrastruttura quotidiana fatta di beni e servizi. E i luoghi stessi: va ricordato infatti che tra le prime cause di degrado di un’architettura c’è proprio il non uso.

Il ciclo dei rifiuti comincia ad essere davvero gravoso per i contribuenti e l’evasione tributaria penalizza due volte gli onesti: qual è il suo piano?

Stanare e colpire l’evasione tributaria. È un dovere nei confronti dei contribuenti e dell’ambiente. Incredibile l’inerzia dell’amministrazione uscente, di fronte a un dato che vedrebbe due terzi dei cittadini farsi carico del terzo che evade. A cosa si deve questa compiacenza? A stanare chi evade basta incrociare pochi dati. È solo questione di volontà politica. Quanto alla gestione dei rifiuti, bisogna abbracciare il modello di intervento “Rifiuti zero”. Un approccio che rovescia la prospettiva e considera il rifiuto una risorsa. Un modello di lavoro in grado non solo di bonificare le nostre città ma di generare economia e di incidere pure sulla produzione, orientandola verso criteri di sostenibilità. Visitate il sito www.rifiutizerocapannori.it

Le violazioni alle regole del commercio nel centro storico sono piuttosto diffuse e di diversa natura e continuano a creare tensioni. Che soluzione metterebbe in atto nell’immediato in attesa dell’intervento regolatore del PUG?

Bisogna controllare e sanzionare le violazioni, non c’è dubbio. Ma occorre lavorare a rompere lo schema centro/periferia e fare di ogni angolo della città un luogo degno di essere vissuto e goduto, dunque a suo modo centrale. Innalzare la qualità delle altre parti della città per decongestionare il centro storico.

Traffico e mobilità urbana, che ricetta proporrà per far respirare Lecce?

Costruire il “sistema urbano leccese” di cui parlavamo. Questo significa ridefinire l’area da organizzare e servire, allargandola ai comuni che ci circondano. Formare un consorzio, anche per attingere a risorse ulteriori. Rigenerare l’offerta del mezzo pubblico con linee che andranno da/verso i comuni coinvolti e attraverseranno la città. Realizzare parcheggi di scambio, anche a silos, sui limiti di questa nuova area. Mettere a punto politiche di incentivo all’uso del mezzo pubblico e disincentivo di quello privato.. “Far respirare”! Dice bene, visto che siamo tra le città più interessate da malattie dell’apparato respiratorio. C’entreranno Cerano e ILVA ma non trascurabile è l’impatto del traffico urbano. Per strada o di strada non ci si può ammalare o addirittura morire. Perciò la nostra ricetta prevede anche centraline di monitoraggio della qualità dell’aria in centro, messa a norma delle strade e dei marciapiedi, piste ciclabili. E autovelox sui viali urbani e sulle tangenziali. Chiudiamo col traffico, apriamo alla vita!

Emergenza casa e povertà, come ripensare la gestione dei Servizi sociali alle fasce più deboli della popolazione?

Intanto rovesciando le priorità della spesa pubblica e tirando fuori dalla sfera della carità i bisogni sociali. Realizzando subito una “Casa dei senza casa” per i senzatetto, da prendere in carico entro un programma di reinserimento sociale. Mappando tutti i beni pubblici presenti sul territorio, dello Stato, della Regione, della Provincia, del Comune stesso, per conoscere l’esatta consistenza immobiliare e recuperare quanto versa in stato di abbandono, per dare risposte al fabbisogno di abitazioni, spazi sociali e orti urbani. Sviluppando reti di comunità. Investendo in rigenerazione urbana e housing sociale. Innalzando la soglia di esenzione IRPEF. Ma soprattutto lavorando alla redazione di un Piano sociale di zona degno di questo nome, che ridefinisca i livelli essenziali di assistenza sociale.

Pensa che ci sarà il ballottaggio? E se non sarà lei coinvolto, come si comporterà al secondo turno di voto?

Lecce Bene Comune è un soggetto politico, non soltanto una lista o un comitato elettorale. Si convocherà l’assemblea dei soci, si valuterà lo scenario che non ci avrà visto andare al ballottaggio e si deciderà insieme. Sono candidato sindaco per decisione dell’assemblea, non un monarca. Ma escludo apparentamenti, per ragioni di coerenza innanzitutto.

 

Intervista a Luca Ruberti, candidato sindaco per Lecce Bene Comune | La Gazzetta del Mezzogiorno, 08.06.17