Luca Ruberti: “Cittadini, siate liberi di scegliere”

La campagna elettorale obbliga a battere la città palmo a palmo. Quali sensazioni personali ne ha ricavato e quali esigenze collettive le pare di aver raccolto?

Ho attraversato molte città in una sola. Le sensazioni sono tante e contrastanti. Hanno a che vedere intanto con una riflessione interiore sull’impegno personalmente assunto e poi con la soddisfazione per la volontà di cambiamento intercettata e affidata a Lecce Bene Comune. Ma soprattutto, ho ricavato la sensazione di una città tradita dalle molte occasioni mancate o sprecate. Sottomessa a un blocco di potere che la usa quotidianamente solo per alimentare se stesso. Abbandonata alle proprie necessità irrisolte. Eppure molto spesso pronta a mettersi in gioco come mai prima d’ora, sulla spinta di una grande esigenza di cambiamento e di ascolto innanzitutto. Un cambiamento che appunto veda la città protagonista del risveglio atteso.

Alla luce di quanto sopra, c’è qualche iniziativa che aggiungerebbe alla sua agenda politica? Si rimprovera qualcosa?

Le agende della politica sono sempre in divenire. E anche noi abbiamo rivisto in corsa alcune cose, sulla spinta delle sollecitazioni ricevute o semplicemente utilizzando qualche dubbio come un motore di ricerca. C’è bisogno di lavorare a un radicamento sempre maggiore, questo sì. Ma rimproveri non ne ho da fare, a me stesso o all’associazione che rappresento. Siamo consapevoli, del resto e non da oggi, che la strada da fare è tanta. E su questa strada, le elezioni sono uno snodo, non il capolinea.

La diffidenza nei confronti della classe politica è un fatto nazionale, e non solo. Si avverte anche in una dimensione di prossimità, quale quella delle amministrative, questa distanza?

Per le amministrative, ho l’impressione che possano pur sempre scattare altri meccanismi. Perché la classe politica locale sa servirsi dei tuoi stessi parenti pur di recuperare la faccia. Come può osservare da sé infatti, abbondano le liste piene di persone di nessuna provenienza o esperienza politica ma destinate a rastrellare voti in ogni angolo delle famiglie della città. Finora insomma, larga parte del voto di protesta sembra firmare una tregua col potere quando si tratta di guardare a Palazzo Carafa. Lo avvicina o si fa avvicinare. Altro che diffidenza. Vedremo cosa accadrà questa volta.

La domanda sulle priorità nei primi cento giorni di governo è scontata. Poniamo allora la questione sugli atti dell’amministrazione uscente che ritiene dannosi o insufficienti o comunque migliorabili

Quella uscente è una classe dirigente che amministra da 19 anni. Ed è insufficiente e dannosa in sé, non può migliorare. Mentre manda in scena una controfigura dal volto pulito, contemporaneamente è impegnata in una guerra di successione tutta interna al blocco di potere che rappresenta. Non ad amministrare la città. Gli scandali che la coinvolgono e che sono ancora sotto la lente di ingrandimento della magistratura non sono cosa da poco. La prassi di abbindolare la città con inaugurazioni affrettate o generose manutenzioni del manto stradale, tutte alla vigilia delle elezioni, sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni. Il PUG, dopo tanti anni di gestazione e svariati incarichi, è un documento già esausto, sottratto alla sua dimensione innovativa o non ancora all’altezza dei suoi stessi obblighi. Lo schema di rendiconto chiuso con un disavanzo di oltre 44 milioni di euro.. La partecipata SGM gestita come una gallina dalle uova d’oro per qualcuno, non come una cabina di regia di importanza strategica per la mobilità.. I lavoratori sfruttati a valle degli appalti pubblici o precari dentro le partecipate.. Occorre che continui l’elenco per dire che prima ci liberiamo di una classe dirigente incorreggibile prima ne beneficerebbe la qualità della vita quotidiana di tutti?

Emergenza abitativa: Salvini ha auspicato, proprio qui a Lecce, che si dia la priorità ai residenti da un decennio. Cosa ne pensa al proposito?

Siamo per un umanesimo integrale. Questo ci distingue da Salvini e ci fa dire che in fondo c’è possibilità di salvezza anche per lui.

Trasporti: il filobus si smonta o si rende più efficiente?

Si porta ad evoluzione. Molte città europee della stessa dimensione della nostra hanno una metropolitana di superficie. E queste sono alimentabili, non da oggi, con impianto sotto traccia, senza cioè ricorso a vistosi pali e fili. Dunque, dove possibile si trasforma l’opera, portandola su rotaia e in corsia protetta e centrale rispetto alla sezione stradale dei viali. La si integra ad altre linee e mezzi, autobus o minibus elettrici. Ma la si cala entro una visione precisa, che deve servire non più la sola città di Lecce ma l’insieme dei comuni formato dal capoluogo e dai comuni che la circondano, tendendo dunque alla costruzione del “sistema urbano leccese”. La città del resto realizza già dinamiche da piccola area metropolitana con il suo hinterland. Occorre allora coprire questo nuovo bacino di utenza, costruire un consorzio e, tramite questo, accedere a risorse che altrimenti non arriverebbero. E tuttavia, la mobilità non è questione da affrontare nell’ottica del pareggio di bilancio.

Il litorale resta la terra delle promesse troppo spesso mancate, che però si rinnovano a ogni scadenza elettorale. Perché stavolta dovrebbe essere diverso?

Perché è possibile cambiare classe dirigente. Altrimenti sono convinto che, al di là di interventi di banale maquillage, non cambierà nulla.

Anziani e bambini, due fasce di popolazione di cui la città non sembra particolarmente amica. Come invertire la rotta, realisticamente?

Con politiche di invecchiamento attivo della popolazione, che puntino al coinvolgimento, alla messa a valore del patrimonio umano ed esperienziale che la generazione degli anziani rappresenta. Con interventi mirati che ruotino attorno a un diverso utilizzo, finalmente aderente ai bisogni dei più, degli spazi pubblici, intanto. Aprendo tutte le scuole di proprietà comunale anche di pomeriggio, per farne centri civici e biblioteche di rione. Recuperando il senso di comunità. E poi lavorare alla redazione di un piano sociale di zona degno di questo nome. Che parta dalla ridefinizione dei livelli essenziali minimi di assistenza da assicurare a tutti.

Lecce non è solo centro storico, ma lì vi è un problema di delicato equilibrio tra movida e residenti. Come se lo immagina sotto la sua azione di governo?

Romperei innanzitutto lo schema centro/periferia. Perché quello che occorre è fare di ogni angolo della città un luogo degno di essere vissuto e goduto, dunque a suo modo centrale. Questo aiuterebbe preliminarmente il centro storico a decongestionarsi. Gli eviterei poi la liberalizzazione delle attività che ha in mente qualcuno e disciplinerei le attività entro una visione che assicuri sì la fruizione turistica ma innanzitutto la qualità della vita dei cittadini, abitanti e lavoratori. Un buon PUG è essenziale per questo. Insieme ai vecchi piani di recupero, che permettono di valutare il grado di integrità o di trasformazione dei luoghi e assegnare le giuste categorie di intervento e destinazioni alle porzioni di centro storico che si intendono rilanciare.

La città con gli anni prende consapevolezza del suo potenziale in termini di capacità di attrarre visitatori. Eppure per aprire le chiese o dare continuità alle attività nei poli culturali si fa ancora una gran fatica. Come mettere finalmente a sistema cultura, turismo e divertimento?

La città dovrebbe prendere consapevolezza dell’insieme delle sue capacità, innanzitutto. Questo la spingerebbe a spaziare nell’orizzonte delle politiche di trasformazione di ogni settore economico, non solo turistico. Venendo allo specifico, la nuova amministrazione dovrà spendersi molto al suo interno intanto, per qualificare l’offerta culturale che gli compete strettamente (MUST, Castello Carlo V, Teatro Apollo e via dicendo). Poi manifestare interesse verso realtà in dismissione come la Provincia, affinché possa entrare a far parte di una governance allargata e finalizzata alla gestione pubblica del Museo “Castromediano” e della Biblioteca “Bernardini”. E per mettere a sistema cultura, turismo e tempo libero, occorrerà convocare i vari portatori di interesse, Università e Chiesa di Lecce innanzitutto, per mettere a punto un piano condiviso.