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REFERENDUM COSTITUZIONALE | 4 dicembre 2016

 

#ReferendumCostituzionale #IoVotoNO

È stata una campagna referendaria lunga e defatigante.

All’origine della quale “Lecce Bene Comune” ha inteso favorire la formazione di un fronte democratico unitario, adoperandosi insieme ad altri per la costruzione del “Comitato provinciale per il NO”.

Un pezzo molto importante di strada è stato fatto insieme. All’interno del Comitato, insieme alle altre forze. O all’esterno dello stesso, con le persone incontrate nelle diverse circostanze, tutte organizzate intorno all’obiettivo di questa campagna: la difesa e il rilancio della Costituzione italiana del ’48.

Una costituzione materiale sta premendo per assicurare e cristallizzare in una Costituzione formale uno stato di cose già asservito ai poteri forti. E pretende di imporre una catena di comando e controllo che, dal basso verso l’alto, sposta importanti porzioni di sovranità.

Contenimento dei costi della politica, cambiamento, semplificazione, velocità delle decisioni, sono state le parole d’ordine utilizzate dai promotori della controriforma sulla quale saremo chiamati ad esprimerci domenica.

Parole che, come un cavallo di Troia, nascondono ben altre intenzioni. Tutte funzionali agli interessi del sistema economico mondiale, cioè alla trasformazione di un sistema incentrato sulla sovranità popolare e del Parlamento in un sistema orientato a rimuovere ogni ostacolo residuo alle scorribande dei mercati e garantito dalla presenza di un capo indiscusso.

Della campagna referendaria appena conclusa – e vissuta ad armi impari – o del deposito di energia accumulato insieme ai tanti compagni di questa ultima strada occorrerà fare tesoro non solo nell’urna di domenica prossima ma sul terreno di una riscossa non più rinviabile.

Non è più tempo di giocare di sola rimessa.

Un nuovo corso politico deve partire dall’esperienza appena condivisa in difesa della Costituzione, all’insegna di una prospettiva opposta alle accelerazioni di stampo feudale del neoliberalismo.

Lunedì sapremo quanto arduo sarà questo compito.

Buona domenica e buon voto!

L.R.

REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

COSTITUZIONE BENE COMUNE | #IoVotoNO
Iniziativa pubblica di “Lecce Bene Comune”

Domenica 13 novembre 2016
ore 11:00 – 13:00
Open space | piazza S. Oronzo
Lecce

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“LECCE BENE COMUNE” CONTRO IL PROGETTO TAP

 

TAP NON TRASPORTA GAS MA ARIA FRITTA

TAP sarà probabilmente il primo gasdotto a non trasportare gas ma aria fritta.

È l’aria fritta che scorre a fiumi nella gigantesca campagna di disinformazione che TAP e Governo portano avanti ormai da anni. L’aria fritta che solo il meritorio lavoro del Comitato No TAP e dell’associazione Re:common sta provando – e ad oggi riuscendo – a disperdere. Le loro cronache dal tracciato del gasdotto a monte rispetto all’approdo sulla costa italiana, consolidano le impressioni che su questo versante dell’Adriatico si erano formate in questi anni.

Si tratta di un’opera a tutt’oggi esclusivamente virtuale e che, probabilmente, non è neanche progettata per realizzarsi. Virtuale, perché in Italia come altrove la sua presunta realizzazione, dopo diversi anni ormai, procede solo per finti cantieri, disseminati in maniera estemporanea qua e là lungo l’intero tracciato. Lo stesso iter autorizzativo continua a presentare caratteristiche di lacunosità e farraginosità, in Italia come altrove.

Quanto rivelato, invece, sulla questione relativa ai finanziamenti ci lascia supporre che quest’opera non sia neanche progettata per realizzarsi. Se la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), un organismo di proprietà dei paesi UE ma indipendente, pretende dai governi coinvolti garanzie pubbliche per gli investimenti in TAP, allora è lecito supporre che quello stesso organismo nutra seri dubbi sulle potenzialità del gasdotto. La BEI, infatti, ha tra le sue funzioni peculiari quella di fornire – e non richiedere – garanzie finanziarie qualora riscontri che il progetto proposto risponda agli obiettivi strategici della UE e sia basato su un valido piano aziendale. Nel caso del TAP, evidentemente, è lecito supporre che sia stata riscontrata l’assenza di almeno uno di questi due requisiti.

Proviamo allora a chiederci a chi serva realmente quel tubo. Non serve ai cittadini italiani, che non avranno alcun beneficio in bolletta e che non potranno neanche disporre di quell’ipotetico gas, essendo destinato al nord Europa. Non serve al nord Europa, considerato che i consumi di gas sono in costante e consistente calo ormai da anni. Serve, invece, a perseguire biechi obiettivi geopolitici, che per loro natura sono spesso volatili e quasi sempre criminali. Serve a rafforzare una dittatura, quella dell’Azerbaijan. Serve sicuramente ad una holding e ai suoi soci, domiciliata in Svizzera, che potrà usufruire di ingenti titoli di debito da parte della BEI. Debiti che verranno poi rimborsati con soldi pubblici, ma che nel frattempo saranno liberamente negoziabili, producendo profitti, sui mercati finanziari.

Lecce Bene Comune, infine, invita chiunque voglia contro-argomentare rispetto alle informazioni fornite dal Comitato No TAP e da Re:common a non limitarsi a due misere righe di comunicato, ma a fornire informazioni dettagliate e documentate sullo stato autorizzativo o esecutivo dell’intera opera.

Invita, inoltre, il Ministero per lo Sviluppo Economico ed il Governo italiano a rendere immediatamente pubblico il Piano dettagliato degli investimenti relativi al progetto TAP e a dichiarare la decadenza dell’autorizzazione unica del maggio 2015, stante il mancato reale avvio dei lavori entro i 12 mesi previsti dall’autorizzazione stessa.

Lecce Bene Comune conferma quindi la propria totale contrarietà alla TAP ed il suo pieno supporto al Comitato No TAP ed alla associazione Re:common. Un supporto che nei prossimi giorni sostanzieremo anche nella produzione di alcune osservazioni tecnico-amministrative riguardanti il tracciato della rete SNAM destinato a collegare la TAP con la rete esistente.

Lecce, 28 ottobre 2016

LECCE BENE COMUNE
Il coordinamento cittadino

ELEZIONI, LEGALITÀ, MAFIE IN SALENTO

 

E’ di ieri, 27 ottobre 2016, la notizia dell’ omicidio di Augustino Potenza, azione di chiarissimo stampo mafioso a Casarano (Lecce). Il personaggio era già stato arrestato per omicidio e poi assolto, è stato freddato a colpi di mitra nel parcheggio di un supermercato.

Altre notizie nelle stesse ore dicono di automezzi di un imprenditore andati in fiamme, di arresti per corse di cavalli clandestine, di colpi di pistola contro una casa.

Insomma, di tutto un po’.

Mentre per l’omicidio a sangue freddo non ci dovrebbero essere dubbi, per gli altri episodi sicuramente si dirà di “verifica che non si sia trattato di un corto circuito” per gli incendi. Per i colpi di pistola “si segue la pista passionale”, quasi fosse plausibile che un tizio, per gelosia, se ne vada in giro armato a sparacchiare come gli pare.

Episodi inquietanti tutti quanti, che dovrebbero portare ad una seria riflessione non solo all’interno della magistratura e degli inquirenti, che già fanno bene il loro dovere, ma anche della politica, soprattutto alla vigilia di importantissime elezioni amministrative che dovrebbero (il condizionale si impone) mettere ai primi posti queste emergenze.

Da quanto dicono i magistrati e gli investigatori, le strade che percorrono le organizzazioni mafiose sono note. Sappiamo quali clan si occupano dei vari settori, illuminante un articolo di Antonio Pezzuto per Antimafia Duemila, datato febbraio 2016  che fa una precisa mappatura della malavita organizzata in Puglia, con attenzione particolare al Salento.

Per rimanere strettamente nell’ambito della provincia di Lecce, Pezzuto ci fa sapere che:

I clan salentini sono fortemente operativi nel settore del narcotraffico, dimostrandosi in grado di tessere relazioni anche oltreoceano. Tanto emerge dall’operazione “White Butcher” che ha portato all’arresto di 7 soggetti, di cui due calabresi e un colombiano, finiti sotto inchiesta per aver costituito un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’importazione e alla vendita di ingenti quantitativi di cocaina in parte destinati ad un gruppo salentino. La sostanza stupefacente, occultata sotto carichi di copertura, veniva nascosta in container a bordo di navi che salpavano dalla Colombia, dal Cile, dall’Ecuador e dal Perù dirette verso i porti di Gioia Tauro e Genova.
I clan attivi in provincia di Lecce sono in tutto undici.
A nord del capoluogo troviamo il clan Tornese (Monteroni di Lecce, Carmiano, Guagnano, Veglie, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo e Sant’Isidoro); il clan Pellegrino (Squinzano, Trepuzzi); il clan Caramuscio (Surbo); il clan De Tommasi (Campi Salentina). A sud della capitale del Barocco sono operativi il clan Rizzo (Cavallino, Lizzanello, Melendugno, Merine, Vernole, Caprarica, Calimera e Martano); il clan Leo (Vernole, Melendugno, Calimera, Lizzanello, Merine, Castrì, Cavallino e Caprarica); il clan Coluccia (Galatina, Noha e Aradeo); il clan Padovano (Gallipoli); il clan Scarcella (Ugento) e il clan Montedoro-Giannelli-De Paola (Casarano-Parabita). Nella città di Lecce sono egemoni i clan Cerfeda-Briganti-Pepe e il clan Rizzo.

Come si vede, la mappatura è inquietante quanto dettagliata. Ovviamente al traffico di stupefacenti dobbiamo aggiungere l’acquisizione con o senza estorsione di attività già avviate, la gestione in prima persona del gioco d’azzardo imponendo slot agli esercizi commerciali, l’usura che consente di impadronirsi di grosse fette di mercato.

In sostanza un controllo capillare del territorio da parte delle mafie in ogni segmento della società. Non scordiamo la gestione delle affissioni elettorali a Lecce, gestite da organizzazioni mafiose, la gestione delle assegnazioni di case popolari e via dicendo. Non dobbiamo scordarcene mai. E assieme al ricordo dobbiamo porci la domanda: possibile che i politici che concedevano manifesti da affiggere non si siano mai accorti di nulla? E’ plausibile?

Questi episodi non insegnano solo di malavita furbescamente intrufolata nei gangli della società, ma dicono chiaramente di collusioni fra malavita e politica. Il candidato che affida a questi signori l’affissione dei manifesti, probabilmente chiederà loro di gestire anche alcune zone e magari vendere i voti di preferenza a chi più necessita di denaro. Oppure a chi vuole una casa popolare senza averne diritto. E i favori, bene lo sappiamo, debbono essere pagati in qualche modo.

Magari chiudendo un occhio su concessioni edilizie, magari su appalti e sub appalti, lasciando in questo modo ampia facoltà di azione alle mafie imprenditrici ed attivando una spirale senza fine. Anche se pare impossibile ripulire la politica dalla corruzione, vogliamo e dobbiamo crederci, i fatti che la magistratura porta alla luce ogni giorno sono scoraggianti, giusto per citare, altri arresti sono avvenuti per la T.A.V. Milano Genova. Sembra che ad ogni livello delle amministrazioni, dai consigli di quartiere al governo nazionale, ci sia malaffare diffuso ai danni dei cittadini tutti.

Tuttavia qualcosa può cambiare partendo dal basso. Se i cittadini vessati da usura denunciano, gli inquirenti hanno il dovere di proteggerne l’anonimato. Se i candidati alle prossime elezioni torneranno a fare politica virtuosa, gestendo con il volontariato e la militanza le affissioni, senza pagare organizzazioni o false cooperative, se nei primi posti dei programmi elettorali ci sarà l’attenzione al “bene comune” più importante che è la legalità, se i giornalisti seguiranno l’esempio di pochi virtuosi colleghi e tornano all’inchiesta e all’informazione puntuale, senza lasciarsi andare a titoli roboanti quanto vuoti.  Se tutto questo succederà, forse, piano piano, qualcosa potrà mutare.

Gli investigatori, i giudici, non possono fare tutto senza l’aiuto della popolazione, e senza l’appoggio non solo a parole degli amministratori.

Controllo degli appalti, delle aziende che si occupano di lavori pubblici, delle licenze commerciali. Controllo e regolamentazione rigidissima delle sale per il gioco d’azzardo che diventano luoghi di incontro della peggiore umanità che sfrutta  le vittime del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico), porsi il problema di riqualificare le città manutenendo giardini, facendo attività nelle piazze anche periferiche, facendo rivivere la sera giardini e giardinetti, in una parola, consentendo alle persone di riprendersi i luoghi e gli spazi comuni togliendoli agli spacciatori, ai malavitosi, alla prostituzione. Consentire l’utilizzo delle città non solo alle auto aumentando parcheggi in pieno centro, ma pedonalizzando, facendo piste ciclabili, eliminando barriere architettoniche e via dicendo, sono tutti elementi indispensabili per tornare a far vivere un’idea di legalità e di “bene comune”.

Gianni FERRARIS
(Lecce Bene Comune)
http://isolamaitrovata.blogspot.it/2016/10/elezioni-legalita-mafie-in-salento.html

LECCE | AMMINISTRATIVE 2017

 

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